Sunday, May 10

# 29

Saturday, May 9

Lettere dall’ospedale 12
Non sarebbe così male un dio taciturno e introverso che ripensi a quand’era uomo. Gli stessi uomini ripensano a quando erano bambini. (Anche se i più lo fanno commuovendosi o inveendo, e inoltre hanno brutte facce.)
Me lo immagino che ha molto molto tempo per sé, e che la giustizia del suo regnare sia proprio dovuta a questo anziché al controllo e alla supervisione, ad una sempre vigile regia di autoguarigione, tale da confondersi quasi col menefreghismo.

Thursday, May 7

# 28
Al gruppo una volta abbiamo discusso dei risvegliati, di quelli cioè che tornano indietro dalla morte o dal coma. La psicologa ci ha fatto notare che è un tipo di esperienza che su grande scala stravolgerebbe il nostro modo di vedere le cose, non importa se in quelle testimonianze c’è del vero o no. Io tra me pensavo che però succede solo a pochissimi, e che quindi. Ma lei come leggendomi nel pensiero ha subito precisato che esistono farmaci coi quali si può provocare la stessa esperienza anche in chi sta bene, e senza nessun rischio. Volendo. E perché dovremmo volerlo, ha chiesto allora una signora che il marito l’ha lasciata per andare a godersi la pensione in Africa e lì ha anche adottato una nuova famiglia.
La psicologa ci ha spiegato che il fatto di tornare indietro ci toglierebbe la paura di morire, come in effetti sembra succedere ai risvegliati, e che la paura di morire influenza tutti i nostri comportamenti da una certa età in poi. Viceversa, prima di quell’età, sta già succedendo coi parti cesarei, che fanno facile facile il venire al mondo e ci levano la paura di nascere.
Questo fatto che la paura di nascere e quella di morire sono adiacenti e insieme coprono tutto l’arco da una parte lo capivo, anche per via della mia esperienza, ma dall’altra mi faceva guardare alla psicologa come a una spietata terrorista.

Monday, May 4

# 27
Un giorno, anzi di recente, era arrivata una lettera, del figlio che lei aveva avuto col disegnatore e di cui nessuno conosceva l’esistenza, che aveva sui 16 anni e voleva conoscere sua madre. Questo però si è venuto a sapere solo dopo che sono stati trovati i corpi. Forse sotto i loro sentimenti così bonari covava qualcosa di terribile. I più pensano che sia dipeso da lui, che il fatto che lei avesse un figlio da un altro l’abbia fatto crollare, che l’esotismo delle avventure giovanili di lei, diventato vita reale, l’abbia sprofondato in una condizione di impotenza, ma può anche darsi che sia stata invece lei a decidere, forte del suo ascendente psicologico, oggi forte più che mai, anziché rimettersi in discussione e riaprire delle vecchie ferite.

Sunday, May 3

# 26
Da ragazza era scappata di casa per mettersi con uno che disegnava sui marciapiedi. Il tipo veniva dall’estero e si parlavano un po’ in inglese e un po’ a gesti. Per cinque anni i familiari non ne avevano saputo più niente, mentre lei e il suo tipo giravano il mondo. Poi un giorno era tornata, però non aveva voluto dare spiegazioni ed era sempre triste e taciturna. I genitori non si davano pace; ogni volta che si sforzavano di capirla, ma non era facile, tornava loro voglia di rimproverarla. Dopo parecchi mesi di questa vita, lei chiusa in camera sua e il padre e la madre che si facevano sempre le stesse domande, solo invertendosi le parti, uno zio le aveva trovato lavoro in un supermercato, e questa era stata una salvata. Infatti svolgeva con buona volontà le sue mansioni, guadagnava di suo, non ascoltava più musica indiana e di lì a qualche tempo aveva trovato perfino un nuovo fidanzato. Questo qui faceva le consegne a domicilio, sempre per il supermercato, unica stortura che era più giovane di lei. Andavano d’accordo perché avevano scoperto un gioco coi dadi che si chiama Yahtzee e si mettevano a giocarlo ogni volta che stavano assieme, dopo aver fatto l’amore. Lui poi non era geloso e gli piaceva farsi raccontare dei paesi dove lei era stata col disegnatore di marciapiedi, delle popolazioni del posto e dei loro usi e costumi. Così, in capo a un anno si erano sposati. Il peggio sembrava passato. Tutto ciò succedeva una quindicina di anni fa. Erano una coppia riservata, uscivano di rado, pochissimi amici. Poi, un giorno.

Thursday, April 30

# 25
Il portato di oggi faceva il macchinista sui mercantili. A casa, in famiglia, praticamente non ci stava mai. E’ anche morto durante la navigazione, nel mar della Cina, a causa di un ictus, e per mantenerlo in buono stato hanno dovuto alloggiarlo in cella frigorifera, dentro a un sacco, per tutto il viaggio di ritorno.
Durante la veglia, mentre parenti e vecchi amici andavano e venivano, ho sentito cose interessanti. Che il mare e la montagna si portano via le persone da prima, perché gli riempiono il cuore e non lasciano spazio per nient’altro. Che su queste grandi navi da trasporto la ciurma è ridottissima, composta da un pugno di persone, e che sono dei bastimenti deserti, quasi fantasma. Che a bordo i telegiornali che ricevi via satellite ti passano subito di mente. Che chi fa questa vita il mal di mare (come lo chiamano gli inesperti) lo chiama invece la lavanda.

Monday, April 27

Lettere dall’ospedale 11



(continua)

Friday, April 24

Lettere dall’ospedale 10
E’ un lungo processo di divisione e schizofrenia, che parte da così lontano da non essere più riconoscibile. Anche per questo ieri ho messo quella fotografia.
Mi fa pensare al regno di un dio riluttante e taciturno, che ricorda di quando è stato uomo. Ad occhi asciutti, senza che nemmeno l’accenno di una lacrima righi il suo bel volto.
(continua)

Thursday, April 23

Lettere dall’ospedale 9





(continua)

Monday, April 20

# 24
Verso l’una mi ha svegliato una musica fortissima che veniva da fuori, a volume talmente alto che stentavo a crederci. Ho aperto la finestra per guardare, c’erano due macchine in mezzo alla strada con gli sportelli aperti e un ragazzo che andava su e giù sbracciando e gridando da solo. Strafattissimo. Altri due stavano scendendo in quel momento, il primo per mettersi a pisciare in pubblico e l’altro per ammollare una raffica di calci sulla prima auto in sosta che gli è capitata a tiro. Mi pare che il punto fossero degli altri loro amici che li avevano seminati per andare a una festa da soli e fregargli le donne. Poi quello che gridava e quello dei calci si sono venuti incontro dicendosi qualcosa che non ho capito e hanno cominciato a darsi pettate come non mi ricordo più quale volatile maschio in calore che ho visto nei documentari. Pure qui di farsa trattavasi, perché mentre saltavano uno verso l’altro col petto all’infuori un po’ ridevano, un po’ ruttavano e un po’ si mandavano a quel paese tra loro. Erano divertenti, sia loro che quello che ancora stava facendo pipì e non la smetteva più, pazzesco, si vede per la birra che s’era ingurgitato, andando dietro agli altri due col suo coso di fuori e spruzzando tutta la carreggiata.
Intanto avevano bloccato il traffico e dietro erano arrivate due nuove macchine che s’erano messe a suonare i clacson, ma non tanto, con discrezione, perché si vedeva che i tre bevuti e impasticcati, in astinenza da passerina presente e prossima ventura, erano pronti alla rissa. Così in pratica sono restati ad aspettare che quelli facessero i loro comodi, che finissero di orinare e di prendersi a pettate, e che dai fumi RGB delle loro menti saltassero fuori i supplementari in discoteca. A quel punto si sono rifiondati in macchina e sono ripartiti facendo fischiare le gomme.
Questo fatto mi rendo conto che non c’entrava coi morti, ma non si sa mai. Era risceso il silenzio, ma l’aria vibrava ancora delle loro gesta.

Saturday, April 18

# 23
Amos ha la passione dei vivai e stamattina, visto che ci avevano spostato un funerale all’ultimo momento, mi ha chiesto di accompagnarlo a fare un giro. Dice che lo rilassa andarsene per vivai, li conosce tutti, se li fa periodicamente, una settimana questo, una settimana quell’altro, ci passa un’oretta a gironzolare nelle serre, tra le piante messe in fila, ognuna uguale a quella vicina però diversa, e quando li finisce ricomincia il tour. Non compra mai niente perché non ha giardino né casa grande né soldi, ma gli piace e questo è l’importante.
Sto cominciando ad appassionarmi un po’ anch’io. Oggi abbiamo visto una serra intera di felci, che mi ha spiegato sono una pianta antichissima, di quando ancora non esistevano i fiori. Un esercizio mentale che lui fa sempre è proprio quello di immaginarsi boschi piante e foreste senza fiori, tutte solo verdi di tantissime sfumature di verde. Non viene subito, bisogna prima concentrarsi e poi abbandonarsi, è come lo yoga, ti porta via.

Monday, April 13

# 22
Stando molto a contatto con dei cadaveri, si finisce col provare nei loro confronti tutta una gamma di sentimenti sfumati, in pratica gli stessi che si provano coi vivi. E’ naturale. Solamente, possono cambiare le condizioni: per esempio l’invidia.
L’invidia da noi è un’esperienza rara, perché come si fa a invidiare un morto, dicono i miei colleghi, perché invece è solo più difficile da riconoscere, dico io.
Infatti quando un decesso ben si compie e al momento giusto, c’è davvero da restare a bocca aperta. Ma al contrario quasi sempre capita che vedi senza capire bene quello che vedi, cioè non sai se si è compiuto ad arte o no e soprattutto se è arrivato all’ora sbagliata o sì. Di una mia personale vicenda, posso dire.
Maschio, 47, celibe, camionista long vehicle, incidente stradale. Guardandolo, mi sono immaginato il grande parabrezza con la cornice di lucette, la fila indiana di altri camion davanti e in coda, la salita lenta, il baracchino per tenersi in contatto, l’abitacolo con la cuccetta sul retro, la birra, le foto delle donnine nude. Ma specialmente la fila, il serpentone che si snodava per l’autostrada.
L’ho detto che è un sentimento difficile da riconoscere.

Saturday, April 11

# 21
In agenzia alle due di oggi pomeriggio si sentiva solo l’odore della frittata di uova di Harvey, ripiena di spinaci e spaghettini ripassati. Nel retro abbiamo un cucinino per quando non c’è tempo di tornare a casa o non ci va di mangiare alla tavola calda.
A vederla sembrava buona ma quando si tratta di mangiare le uova io ci vado cauto perché se per sbaglio ci finiscono dentro le bucce del guscio a lungo andare possono infiammare l’appendice.
Come incidenza nella vita degli individui, l’appendicectomia se la gioca alla pari con l’asportazione delle tonsille. Chi le fa salve insieme all’appendicite è praticamente un semi miracolato della chirurgia di routine. Comunque avevo ragione io perché a un certo punto Harvey s’è girato di spalle e sono sicuro che s’è sfilato un pezzetto di guscio dalla bocca.
A fine pasto ho voluto fare un giro di riprova tra i presenti ed infatti l’appendicectomia era toccata a tutti tranne che a me.
Di Salvo l’aveva fatta qualche mese fa ricoverato d’urgenza in piena notte. Ad Amos verso i 33 gli è toccata una peritonite in trasferta, mentre era da dei parenti. Harvey invece l’ha tenuta sotto controllo per sei mesi. I medici gli hanno consigliato di togliersela quando gli si è alterata la formula leucocitaria; a 24.000 bianchi e 55 di Ves è entrato in sala operatoria.

Thursday, April 9

Lettere dall’ospedale 8
Si potrebbe dire che è sterile tutta questa associazione di idee, visto che i sessi oggi esistono e anzi vanno per la maggiore. Può darsi. D’altro canto, il bisogno di spiritualità che serpeggia non marca benissimo. La spiritualità è per definizione asessuata.
Ecco dunque un altro anello debole della catena. La spiritualità asessuata. Noi la diamo per buona a priori, maschi e femmine. Argomento blindato. Mmmh. Puzza d’imbroglio.
(continua)

Tuesday, April 7

# 020
Amos mi ha raccontato di quando stava con un’altra agenzia e hanno portato uno zoppo che s’era infortunato da giovane, durante il servizio militare, e poi anni dopo aveva sposato una ragazza zoppa anche lei.
Questa cosa gli è rimasta parecchio impressa, immaginarseli insieme per casa o in giro per strada o al supermercato che andavano su e giù come due pistoni con le loro gambe offese, il fatto di che rapporto profondo e muto possono avere due persone così, che parte veramente dal corpo.
Mi sa che il mio collega non ci sta più tanto con la testa neanche lui. Lo zoppetto e la moglie me li ricordo bene anch’io, solo che è stato in agenzia qui da noi, sarà un po’ più di un anno fa, no nell’altra dove lavorava lui prima.

Sunday, April 5

# 019
Al cimitero mentre portavamo la cassa ha cominciato a grandinare così forte e a fare dei chicchi così grossi che siamo stati costretti a mollare a terra il feretro e a correre a ripararci, noi e tutta la coda di parenti. Non sarà stato bello da vedere ma ci siamo messi paura.
C’era un cielo che sembrava quello della guerra dei mondi e venivano giù pallettoni di ghiaccio grandi come noci. Il frastuono che facevano, specialmente sul legno. Stavamo dispersi sotto gli alberi e nelle cappelle private, guardando la cassa e aspettando che sfuriasse. Qualcuno che era stato colpito si sfregava la testa.
Più tardi, a cose fatte, io e i miei colleghi ci siamo fermati a un bar lì vicino a bere qualcosa di caldo e a scherzarci su. A Harvey gli è presa la ridarella, ripensando al fuggi fuggi.

Friday, April 3

# 018
Parlando di segni zodiacali, in genere ognuno è contento del suo. Anzi, se è dei pesci pensa che pesci è il migliore, se invece è della bilancia crede che è meglio bilancia, leone leone, toro toro, scorpione scorpione, eccetera eccetera. Tutti cioè la vedono al positivo e non s’interrogano mai su un aspetto che invece è il primo al quale penso io quando vengo a sapere il segno zodiacale di qualcuno.
Forse si può già immaginare, ma preferisco arrivarci per gradi col ragionamento.
Visto che ci sono dei periodi dell’anno dove si nasce di più, vuol dire anche che ci sono dei segni zodiacali a più alto tasso di rischio, in termini statistici intendo.
E’ un po’ che ho cominciato a raccogliere dati con più scientificità, basandomi sul mio personale repertorio, cioè estraggo dal nostro registro in agenzia le date di nascita di quelli che abbiamo portato e risalgo al loro segno zodiacale, e poi li raccolgo per gruppi. Ariete tot percento, capricorno tot percento, gemelli tot percento e via dicendo.
Ci vuole cautela, perché non sono che all’inizio di questo lavoro certosino, ma già emergono delle tendenze.
Questo però non è che il primo capitolo della mia ricerca. Infatti, dalla data di decesso di ognuno estraggo anche un secondo segno zodiacale della persona, e anche questi li raccolgo per gruppi e vanno a formare delle altre percentuali. E questo è il secondo capitolo, più importante direi.
Infine, quando le avrò ultimate, metterò a confronto le due tabelle. Conto che i risultati possano gettare nuova luce sul tema e rivelarsi addirittura preziosi per chi si interessa di escatologia/karma.

Wednesday, April 1

Lettere dall’ospedale 7
Un po’ come fanno le cellule dentro di noi.
Mi fa nostalgia pensare a quel remoto e aureo periodo di sdoppiamento e di non morte.
Dev’essere a quell’idea di eternità che ancora oggi facciamo riferimento quando ci prende la malinconia.
Del resto, conoscete forse un’eternità dove si fa sesso? Magari sì, qualche cultura marginale, e comunque, guarda caso, destinata all’estinzione. (Sincretismi commerciali di comodo a parte.)
Altrimenti dove nasce l’idea dell’astinenza? Non può essere strampalata e basta.
(continua)

Tuesday, March 31

Lettere dall’ospedale 6
Infatti fino a quel momento di mischiarsi i codici genetici non se ne parlava proprio.
(continua)

Sunday, March 29

# 017
Il telegramma, insieme alle assicurate uno dei trofei più ambiti, era del 1976, veniva dallo Zaire e diceva così: RITROVATO MICHI STOP GRAVI CONDIZIONI EPIDEMIA IN CORSO STOP CONTATTARE CON URGENZA CONSOLATO ITALIANO KINSHASA STOP

Friday, March 27

# 016
Fino ai 50 a giro per il mondo, ogni due anni cambiava paese e soprannome e ricominciava tutto da capo. Poi era tornato nella sua città d’origine e s’era aperto un negozietto di mobili etnici ma nella testa rimasto un giramondo, passava il tempo a raccontare le storie e gli incontri che gli erano capitati. Non si era legato mai a nessuno e non aveva più parenti stretti. Frequentava solo qualche amico e un gatto persiano di undici anni che gli viveva dentro al negozio. Ogni domenica lo divertiva andare alla mensa dei poveri a fare volontariato. Non si sa a chi andranno i suoi beni ma al funerale c’era un sacco di quella gente.

Wednesday, March 25

# 015
C’era la pensione e nascosto dietro un vecchio garage, dove facevano i combattimenti. Quando ci siamo stati noi i cani nelle gabbie erano sedati, nemmeno uno che abbaiava. Vederli tutti sdraiati e intontiti faceva impressione. Ti guardavano non da cani, più da tossico-dipendenti. Parecchi avevano delle grosse cicatrici, qualcuno delle ferite ancora aperte, o coi punti freschi.
Il guardiano che viveva lì con la sorella è morto fulminato, lei dice per dei cavi scoperti, ma dell’incidente non aveva avvertito nessuno, c’è stata una telefonata anonima in agenzia da noi, pensano di qualcuno che abita lì intorno.
Ma poi non ce l’hanno fatto portare ovviamente, per via delle indagini in corso.

Monday, March 23

# 014
Dopo diventato calvo girava per casa con una parrucca blu di capelli veri e ricci e se la toglieva solo per uscire. Aveva lavorato tutta la vita in una fabbrica di soluzioni per lenti a contatto e da quando aveva smesso passava le giornate a curare le sue piante grasse.
Neanche i parenti sapevano perché avesse scelto quella parrucca da negro e poi di quel colore psichedelico; al figlio, che protestava ogni volta che lo andava a trovare, ripeteva che era un segreto. E anche le piante grasse, che crescono perfino nei deserti, non si capiva bene di che cure avessero bisogno.
Visto lì disteso nella cassa con la parrucca di ricci blu mi è sembrato un mago in alta uniforme.

Friday, March 20

# 013
Il suo ultimo cruciverba l’ha costruito per mettere alla prova i parenti più stretti, lasciando scritto al notaio che l’eredità avrebbe dovuto essere ripartita a seconda dell’abilità dei singoli familiari, con le dovute proporzioni.
L’ho visto anch’io, è uno di quelli difficilissimi con tutte le caselle bianche e soltanto il primo numerino, ed è tutto incentrato sulla sua persona, su quello che pensava e su cosa gli era capitato nella vita. Cinque copie, una per ognuno dei dolenti aspiranti, una settimana di tempo per la consegna.
Sembravano tutti parecchio preoccupati, non l’hanno presa con ironia. Risolverlo tutto mi sa che è impossibile anche per il più devoto dei suoi figli, e qui secondo me ci sta il vero senso del giochino.
Padre, tu soffrivi e io ho girato altrove lo sguardo.

Thursday, March 19

# 012
Vorrei qui precisare che di funerali ne esistono tre varietà: pop, spin e over. Anche i vostri e quelli dei vostri cari appartengono o apparterranno per forza a una di queste macro-categorie. (Nella distinzione incidono solamente i civili, i preti no, che valgono una specie di zero alla roulette.)

Pop - Sono i più comuni, come dice la parola, mettiamo un 60/65% del totale. Ci sta uno che muore e altri che ne soffrono. Per capire meglio, immaginatevi la chiesa con l’altare, la cassa, le navate, le panche e tutti gli intervenuti. In questo genere di funerali i sentimenti e le emozioni dei presenti sono tutti orientati in maniera prospettica verso il feretro, diciamo in parallelo tra loro, non ci sono elementi trasversali di disturbo.

Spin - Qui al contrario si rimarcano delle relazioni esclusive tra le panche; se a dispetto del trapassato permangono tra i presenti, parenti o amici che siano, dei canali attivi di vivo interesse, se invece della retta tra la panca e il feretro potete tracciare una retta tra due panche, allora senza dubbio si tratta di un funerale a spin. Gli spin valgono un 12/13% del totale, sono i più rari e i più intensi, specie se altri nella navata sono al corrente della retta tra le due panche, e quindi ne nascono di riflesso altri incroci emotivi e la bara pur continuando a giocare un ruolo importantissimo non fa più da netto baricentro. Ad esempio: se sulla cerimonia e sui suoi protagonisti gravano obliqui e ingombranti affari di cuore.

Over - Questi infine prendono forma quando il morto è già un po’ che sostanzialmente ha esaurito i suoi rapporti di scambio con la società, tipo brace sotto una coltre di ceneri. A prima vista potrebbero confondersi coi pop, ma non se si fa caso all’orientamento dei pensieri degli intervenuti, che vanno a casaccio in tutte le direzioni e non danno mai luogo a veri nodi psicologici. Dal 22 al 28% del totale.

Tuesday, March 17

Lettere dall’ospedale 5
Ma in questi ultimi giorni così affannosi ed irrequieti c’è un altro pensiero che mi assilla, forse una specie di scherzo della mente, che vuole ad ogni costo continuare a divertirsi e a fare degli esperimenti.
Non sto a girarci intorno, ecco qua: che questa spinosa questione della morte con tutte le discriminazioni che si trascina dietro non vada iscritta nella natura nel suo senso più ampio, ma solo in un suo ramo, quello della riproduzione sessuata. Che cioè gli esseri viventi abbiano cominciato veramente a morire solo dopo essersi distinti in sessi diversi.
(continua)

Sunday, March 15

# 011
Io stesso, prima di portarla, tempo addietro, l’avevo sentita confidare a uno sconosciuto di quando era giovane e degli alcolisti anonimi, e di come si può appartenere a un compagno di bevute più che alla propria famiglia. Sorrideva e sembrava che ne avesse nostalgia.
L’uomo annuiva e sorrideva bonario anche lui, e la confortava dicendo ma sì sì certo, cara, a guarire, bisogna non aver niente da perdere.
Cremata per direttissima; lui invece latitante.

Friday, March 13

# 010
Bellissima lapide, oggi. Tanto bella da sembrarmi l’unica che avessi mai visto. Era fatta così, a forma di foglia sconosciuta, tipo quelle che si vedono nei disegni del paleozoico sui libri di scuola. Salendo dalla base, si assottigliava, e in cima era così fina che la pietra si spezzava tra le dita, e anche il sole faticava a disegnarci l’ombra.

Ancora nessuna notizia di quei soldi.

Wednesday, March 11

# 009
Strano, c’erano dei soldi nel mio armadietto in agenzia. Smontando dal lavoro l’ho aperto per cambiarmi d’abito e stavano lì, in una di quelle buste gialle dove il ragioniere ci mette la diaria quando andiamo in trasferta.
Ho guardato gli altri miei colleghi, che facevano lo stesso agli armadietti vicini, ma non ho visto reazioni, e quindi non avevano trovato niente loro. Mi sono imbarazzato, non sapevo che fare. Allora ho richiuso subito e sono andato in bagno a pensare. E ci penso ancora adesso che sto al computer, col mazzetto di soldi vicino alla tastiera.
La cosa più semplice era chiedere a Di Salvo, che stava chiuso nel suo ufficio, ma non l’ho fatto. Sono tornato nello spogliatoio, mi sono cambiato in fretta e sono scappato via, come un ladro.

Anche domani, mi sa che non ne parlerò a nessuno e farò finta di niente. Qualcuno in agenzia deve pur sapere, se è una specie di bonus sul mio lavoro o un viaggio che devo fare io solo chissà dove, ma voglio che sia lui a uscire allo scoperto.

Tuesday, March 10

Lettere dall’ospedale 4
Poi certo, parecchi mercati vanno in default. Allora le azioni comuni impazziscono e dalle cantine della borsa si riesumano i vecchi titoli di emergenza, come i non vivi e i non morti (gli zombies del cinema c’entrano poco, non sono che un’impropria e colorita metafora popolare di questo genere di obbligazioni ad altissimo rischio).
In tali condizioni di stress, tutto può succedere. Può succedere ad esempio che s’inverta il ciclo termodinamico, e che quindi la domanda iniziale vada ribaltata di netto, ma è questo appunto un caso irrilevante, perché sposta i termini della questione lasciandone irrisolto il senso. Oppure può succedere che questi bond instabili per eccellenza, nel furore della domanda-offerta, vengano rinnovati e rinnovati e rinnovati ancora fin oltre un certo tempo limite, e finiscano così col generare nuova stabilità. Ovviamente non sono in grado di sondare la portata di un simile scenario; quando lo fossi, esso sarebbe già alle mie spalle.
(continua)

Saturday, March 7

# 008
Stamattina ho trovato il cuscino sporco di sangue. Mi sono guardato il naso la bocca e gli occhi allo specchio, e poi anche le orecchie, e veniva proprio da lì. Così ho chiesto al dottore.
E’ stato imbarazzante, capirete, per via degli attriti tra medici e becchini di cui ho detto in passato. Tra l’altro questo dottore qui proprio in questi giorni ha la sorella della moglie che sta parecchio male e le due donne, per come diversamente sono andate le loro vite, hanno rapporti sempre più difficili.

Thursday, March 5

# 007
Siccome oggi è stato il turno di un immigrato senegalese che lavorava come autista nei trasporti e il prete da giovane è stato missionario, in chiesa gli è scappata fuori una specie di favoletta africana che per non sbagliare mi sono fatto scrivere e adesso riporto, testuali parole:

Un giorno ci sarà un uomo che Dio non potrà più salvare.
Egli sarà nato da una madre e un padre senza volto, e Dio nulla potrà per salvarne lo spirito.
Egli allora vorrà conoscere il mondo e gli uomini. Perché ogni uomo contiene un pezzetto di mondo e un pezzetto di tempo. Egli allora vorrà conoscere tutto il mondo e tutto il tempo.
E la sua volontà sarà incrollabile. Così come solo può esserlo quando è figlia dell’intelligenza.
A conoscere gli sciocchi egli manderà la sua parte più paziente.
A conoscere i forti egli manderà la sua parte più feroce.
Ai buoni egli mostrerà la sua parte più astuta.
La sua parte più ingenua destinerà ai confusi.
Ai bugiardi si presenterà come luminoso.
Ai sapienti, una fitta tenebra.
Conoscerà gli uomini fino al punto d’avvilire il ciclo delle nascite. Conoscerà il mondo fino a fermare lo scorrere del tempo.
Allora sarà Dio a sentirsi solo. Così Dio siederà accanto a lui in cima alla montagna più alta, e anch’Egli infine chiederà d’essere conosciuto.

Wednesday, March 4

# 006
Tirato un vento forte e teso per tutta la mattina. Addirittura, nel vialetto del cimitero dovevamo procedere un po’ di sbieco per non scarrocciare, perché la cassa ci faceva da vela. Abbiamo portato la moglie di uno che distribuisce videogiochi nei pub, una coi capelli lunghi lunghi nonostante l’età. Poi però girando verso la tomba di famiglia e prendendo il vento da dietro ci siamo sentiti quasi sollevare e per non perdere l’equilibrio siamo stati costretti ad affrettare il passo, come se la fossa ci stesse risucchiando.
I capelli col tempo gli uomini li perdono e le donne se li tagliano, non proprio tutti e tutte però. Carmelo dice perché le donne via via si pentono d’essere nate femmine e gli uomini invece perché sono soltanto una sovrastruttura culturale, l’ha sentito alla radio.
Mentre la calavamo giù, c’è stato uno strano gioco di correnti, con dei mulinelli.

Monday, March 2

# 005
Era una spogliarellista e è caduta dalle scale. Al funerale girava di nascosto il video fatto col telefonino. Si sentiva la musica e il brusio della gente giù di sotto, mentre lei scendeva e si muoveva al rallentatore, facendosi desiderare. Poi ha inciampato. In fondo alle scale è rimasta immobile e in una posa strana, come se l’avessero smontata dentro. Però bella lo stesso, anche di più.
Let me see you stripped down to the bones.
Quel video non mi si cancella più dalla testa.

Saturday, February 28

# 004
Sono tornato al reparto perché mi mancavano delle chiavi. Al mio posto c’era un nero che mi sembrava di conoscere, con gli occhi arrossati e delle chiazze scabbiose in testa.
Senza spiegargli, ho aperto il cassetto del suo comodino e mi sono messo a rovistare. Era pieno di cianfrusaglie, rimasugli di cibo, fototessere, lacci di scarpa, elastici, vecchi biglietti dell’autobus, amuleti, delle piccole statuine di legno, un fazzoletto usato, una bilia, medicine, monete, bottoni, graffette, palline di carta e un grosso mazzo di chiavi dove ce ne stavano due come quelle che cercavo io.
Lui allora, il nero, ha mormorato qualcosa tipo scusa scusa, guardandomi impaurito. E anche mentre mi riprendevo le mie chiavi dal suo mazzo mi ripeteva sempre le stesse parole: scusa scusa. Forse le avevo lasciate lì e lui se l’era subito inguattate. Sono sempre una bella cosa, le chiavi.
Comunque l’ho detto che mi pareva d’averlo già incontrato. E un sospetto l’avevo. Così, per togliermi il dubbio, gli ho allungato una mano sulla faccia e gli ho chiuso gli occhi.

Thursday, February 26

Lettere dall’ospedale 3
Bisogna trovare delle risposte. Anche a dispetto della spinosa questione che le domande aprano la mente e le risposte invece la chiudano. Io dico che il numero dei vivi è sempre maggiore di quello dei morti di tutti i tempi. E’ la conquista primaria del nostro pensiero economico.
(continua)


Wednesday, February 25

# 003
Mi bruciano le dita, i polpastrelli dentro. Mi fanno male e non so perché, non li ho sbattuti, non ci ho scavato, non mi sono tirato le pellicine e nemmeno li ho tenuti al freddo, ma se me li strofino sembrano normali, è un bruciore psicologico, si vede che il cervello se gli fa comodo può espandersi fino a lì, e magari andare anche oltre, fino a contenere lui il corpo. Ecco, mi viene da ridere, che bello. Braque, dove sei?
E’ un periodo che vado e vengo, perdo il conto dei giorni, non ho fratelli o sorelle, nessun parente, non sono più neanche figlio, solo unico e basta. Faccio il mio lavoro e per fissare la data prendo i diversi calendari e tiro giù la media. Non è che il tempo scarseggi, ce n’è addirittura troppo.
Tornando alle mie dieci dita, il marito seguiva la bara a piedi, niente carro, chiesa dietro l’angolo. Mesto. Pappagallino inseparabile. Ha i giorni contati pure lui.

Tuesday, February 17

# 002
Quello di oggi aveva una collezione incredibile di francobolli, per cui alla veglia funebre c’era più gente nello studio a sfogliare i classificatori che intorno al feretro. Ce n’erano di rarissimi, che valgono un sacco di soldi, e il figlio con la scusa di illustrarli stava sempre lì a controllare che non se li rubassero. In chiesa poi ho sentito che non li aveva raccolti uno per uno, che comprava a prezzo stracciato le collezioni di chi aveva problemi economici. Se li andava a cercare.
Ah, se potessi avere io dei francobolli con sopra le facce di tutti quelli che ho portato, ma di quelli del tipo vecchio, che ci devi passare la lingua per incollarli. Spedirei lettere a tutti, cioè no, non lettere, solo buste, buste vuote dentro, anzi no, non le spedirei per niente a tutti, me le spedirei tutte a me stesso. Molto meglio, le collezioni dell’usato.

Sunday, February 15

# 001
Nel dormiveglia m’immagino Braque che sposta la sua seggiola e viene a sedersi di fianco a me, e io che gli detto cosa scrivere.
Domani portiamo uno che è bruciato in un incendio. Nonostante le sue condizioni hanno voluto che lo vestissimo ugualmente. A opera compiuta, sembrava uno di quei manichini dei tunnel del terrore nei luna park. Normale che la camicia bianca s’è sporcata un po’ di carbonella.
Braque adesso ride e mi passa un altro foglietto.

Friday, February 13

Lettere dall’ospedale 2
Sono due giorni che ogni volta che alzo lo sguardo dal computer lui mi fissa negli occhi. Lo vede che ho dei problemi, ma ancora non mi parla.

Tuesday, February 10

Lettere dall’ospedale
I suoni di ieri mi fanno compagnia. Quando mi stufo di pensare me li riascolto e mi autoipnotizzo.
Piacciono anche alla mia vicina di letto. Ogni volta che li rimetto mi guarda e sorride.

Le ho detto che lavoro faccio e come vedrei io il suo funerale. Molto sobrio, coi rumori della risonanza magnetica in chiesa al posto dell’organo e io che porto la sua bara sulla schiena da solo, senza l’aiuto di nessuno. E che la chiesa dovrebbe essere vuota come la sua testa, solo io e lei. Il prete, certo, ma no la sua voce, solo la bocca che si muove.
Sfonderemo quel muro, le ho promesso.

Fantastico. Bum-bum-bum-bum-bum-bum-bum... clan-clan-clan-clan-clan-clan-clan...

Monday, February 9










Sunday, February 8

Oggettiva 3
Mi sono messo ad aspettarlo tutta la mattina perché nel letto non c’era. La donna con l’Alzheimer ha dormito sempre, quello accanto alla finestra invece è stato dimesso e il personale ha cambiato le lenzuola e passato il disinfettante.
Verso l’una l’hanno portato su che sembrava uno straccio, col pigiama stropicciato e un maglione di due taglie più grande che gli avevano prestato lì all’ospedale. Si è buttato sul letto a peso morto mormorando degli improperi, convinto che non lo sentissero.
L’ho visto con gli occhi spenti, vuoti, come se non vedesse niente e nessuno. Domani gli portano il computer e magari si tira un po’ su.

Saturday, February 7

Autoritratto
Per pranzo mangio molto poco, di solito salmone e della verdura. La sera sono habitué in un vecchio ristorante che fa pesce. Carne non ne mangio mai. Vengo dal mare ed è soprattutto da lì che devo alimentarmi.
In questo ristorante hanno tantissime piccole fotografie appese alle pareti. Non fotografie di persone conosciute, com’è di solito; di persone e basta.
Sono davvero molte e le prime volte pur scorrendole le facce di quelle persone non s’imprimono nella memoria, non le vedi proprio, l’insieme prevale e le mortifica. Ma io andandoci tutte le sere ho avuto tempo e modo di studiarmele quadretto per quadretto.
E’ una specie di rituale cui mi applicavo e mi applico tuttora nell’attesa della prima portata. Essendomi seduto in quel ristorante un’infinità di volte, ho visto un’infinità di quadretti e di facce. Fino a che una sera, nella fotografia che in successione mi aspettava quella sera stessa, ho visto la sua faccia, la faccia del necroforo. Stava lì che sorrideva insieme a tre amici e ai due camerieri storici.

Questo non è capitato prima che m’imbattessi in questo blog. Questo è capitato solo la settimana scorsa.

Thursday, February 5

Oggettiva 2
Accanto a lui c’è una vecchia signora con l’Alzheimer e vari altri disturbi dovuti all’età. Mi sono seduto lì e le ho parlato come se la conoscessi da sempre. Lui origliava. Ci siamo anche scambiati un’occhiata e stasera, quando leggerà questo post, saprà che faccia ho. Mi sembrava giusto, per come stanno andando le cose.
Ad ogni modo domattina gli faranno un EEG, e la risonanza il pomeriggio. Cosa non darei per assistere.

Wednesday, February 4

Oggettiva 1
Sono stato a trovarlo all’ospedale, però senza avvicinarmi. Non l’ospedale della sua infermiera, un altro.
Ha ripreso a parlare. I suoi colleghi dopo il lavoro passano a trovarlo e scherzano con lui. Non sta malaccio, ma ha bisogno di riposo. Dopo il malore c’è stata come un’assenza che è durata diversi giorni. Questo sono riuscito a capire dai dottori.
Verrà sottoposto ad ulteriori esami.

Tuesday, February 3





Dark Walk. Uscita limbo.

Friday, January 23

Gli occhi dell’infermiera 7 (dall’altra parte)
Ho ripreso all’improvviso a vedere che stavo per entrare in chiesa con la bara sulle spalle insieme agli altri. Ad aspettarci c’erano parecchi ragazzi spettinati, con le occhiaie. Portavamo una ragazza morta per overdose e l’avevamo presa alla camera mortuaria dell’ospedale. Sapevo anche che il funerale era a spese dello stato, e che la ragazza era stata in coma per 12 o 13 ore, praticamente tutta la notte dopo che l’avevano raccolta, ma non mi ricordavo lì sul sagrato io come c’ero arrivato, avevo una specie di buco temporale nella testa. M’è presa l’agitazione, perché non riuscivo a capire se era un altro dei miei soliti morti o se invece era uno di quelli dell’infermiera, e quindi non ero ancora uscito dai suoi occhi, intrappolato dentro. E mi sono messo paura.

Thursday, January 22

Gli occhi dell’infermiera 6 (apnea)
Il fatto è chi mi diceva che potevo? Non sapevo neanche che voleva dire scendere o salire in quella situazione lì, se aveva qualche significato la parola. Mi ricordo di aver pensato a quando sei in mare e galleggi, e a come vai giù di colpo se butti fuori tutta l’aria dai polmoni. Come non mi vedevo e non vedevo niente intorno, così non è che respiravo o avevo l’impressione di farlo, però come idea ho fatto una prova. Mi sono concentrato e ho pensato di svuotarmi, anche se era da incoscienti sprecare l’ultima aria.
E poi sono sceso, piano piano mi sono sentito sprofondare.
Gli altri, le meduse di gas più denso, li sentivo allontanarsi e scomparire sopra di me. E intanto che questo succedeva il buio diventava anche insonorizzato.
E’ andata avanti così per un bel po’, scendevo scendevo giù, e pensavo a se gli occhi dei morti dentro erano uguali a questi dell’infermiera o se invece erano tutti diversi, ognuni dei mondi separati, a loro immagine e somiglianza, ma ormai non m’importava più.

Wednesday, January 21

Gli occhi dell’infermiera 5 (dentro)
In pratica forse era il mio modo di ragionare che stava cambiando. Avvertivo come delle meduse di gas più denso attorno a me e sono sicuro che erano Di Salvo e gli altri miei colleghi, e anche la psicologa del gruppo e quella vecchia tipa delle assicurazioni, e quel tale Braque per giunta, e altra gente ancora, ma non so spiegarmi che ci facevano lì senza essere né morti né dei pionieri come me. L’arco voltaico, la siringatura, il gas rovesciato, la discesa. Ecco sì, a quel momento sembrava tutto tranquillo, però mi rendevo conto che dovevo scendere, scendere ancora.

Tuesday, January 20

Gli occhi dell’infermiera 4 (dentro)
Dentro è difficile da descrivere. Sono due giorni che ci penso. L’unica cosa che mi viene in mente è qualcosa di rovesciato, ma non di solido, tipo gas ecco, e infatti come fai a dare l’idea di un gas rovesciato? Un gas non è come un maglione che ha il verso giusto e quello sbagliato. Un gas se lo rigiri non perde niente, non c’è niente che escludi. Voglio dire che ero dentro ma non c’era più il fuori. Il fuori era tutto dentro, insieme a cosa restava dell’infermiera e dei suoi malati e a un sapore d’ospedale. Ma la paura che ero andato a cercare ancora zero, anzi era diventata una parola che non significava più niente. Faticavo a restare lucido, nonostante tutta la mia esperienza.

Sunday, January 18

Gli occhi dell’infermiera 3
Poi non ho visto più del tutto. Buio totale. Eppure sapevo che avevo sempre gli occhi spalancati, perché cominciavano a farmi male, però niente. E tutto intorno al dolore agli occhi uguale, non sentivo più il mio corpo. L’unica altra volta che l’avevo fatto, tanto tempo fa, era stato diverso da adesso, ero rimasto fuori.

Saturday, January 17

Gli occhi dell’infermiera 2
E più li tenevo spalancati fissi e più vedevo senza vedere, tipo quello di arancia meccanica, anzi mi sembrava io di essere visto, come succede proprio nel mestiere della morta con le siringhe, che prima di iniettarti il liquido si risucchiano su un po’ del tuo sangue, e fa una nuvoletta che si mischia, e io mi sono sentito proprio così, che mi scioglievo dentro a quegli occhi freddi e spenti.

Friday, January 16

Gli occhi dell’infermiera 1
Dopo ho spalancato i miei più che potevo, per favorire il flusso. Quasi non riuscivo più a vedere per quanto li avevo aperti.

Thursday, January 15

Le hai riaperto gli occhi e poi? Se non dici, si potrebbe pensare che non è successo niente, che la differenza di potenziale era così bassa da non sprigionare nessun arco voltaico, che hai riaperto quegli occhi e li hai richiusi come si fa con un interruttore rotto, o se ha la lampadina bruciata.
Desidero aiutarti.
E’ entrato all’improvviso un parente e ti ha chiesto che diavolo stavi facendo. Tu non hai saputo che rispondere, perché a noi sì, ma al figlio o al marito non te la sei sentita di spiegare le tue idee. Al che ti ha ingiunto di risistemarle le palpebre come stavano. Tu hai obbedito subito e ti sei rifatto da parte, sperando che non ne nascessero complicazioni con l’agenzia.

Tuesday, January 13

Non so chi è stato, o se magari l’ha letto proprio sul blog, ma a Di Salvo è arrivata voce di quel sopralluogo che ho fatto in un’altra agenzia. Così mi ha preso da parte e mi ha chiesto se c’era qualcosa che non andava sul lavoro. Non era arrabbiato, solo preoccupato per me. Io ho minimizzato, non mi piace parlare a voce di quello che scrivo qui, sennò farei viceversa. Lui quindi è rimasto sulle generali, e mi ha solo ricordato che il nostro lavoro bisogna farlo bene ma senza lasciarsi troppo coinvolgere, senza esagerare. Che farsi delle domande e darsi delle risposte è normale. Che invece darsi delle risposte solo per farsi delle nuove domande non lo è. Oppure, che se proprio non ci si riesce e ci si impelaga troppo, tipo coniglio nella pece, allora è meglio smettere e cambiare lavoro.

Monday, January 12

Era diverso tempo che ci pensavo, perché non mi basta più vedere coi miei occhi, o coi vostri, e li ho riaperti al morto. La storia della paura che in questo modo travasa da lui a te e che come avevo detto a Frankie è una cosa da evitare, e dei due mondi che non devono mischiarsi, la sapete. Solo che adesso sento che ci sono dei confini da ridefinire, come nelle invasioni durante le guerre, e quindi anche dei rischi da correre. Il cadavere era quello di una vecchia infermiera in pensione e c’è un motivo per cui m’è sembrata giusta lei. Infatti una casalinga o un ragioniere o un avvocato sarebbero stati meno utili. La paura è esperienza, almeno quella di cui parlo io, e restando in tema credo che lei ne aveva molta. Allora quando sono rimasto solo le ho riaperto gli occhi.

Sunday, January 11

Me però mi ignori. Fingi di niente. Come se ormai non mi riguardasse.
Allora perché non cancelli questo post e gli altri miei?

Saturday, January 10

Capisco che è qui la tua vera casa, non quella che ho intravisto dalla webcam, mentre dormivi. L’obelisco nero dove la sera scolpisci le tue miniature di morte e racconti il tuo viaggio. E che ogni tanto ti mancano le forze.
Sai, alle necrorfine e ai funeromoni io aggiugerei una terza sostanza, che il nostro corpo per pochi attimi produce solo quando veniamo al mondo e infine quando viene di nuovo buio, e che quasi nessuno conosce, l’acido surreacitrolino. Noi ne dimentichiamo subito gli effetti, perché come dici tu non ci ricordiamo mai di quando siamo nati e in genere neanche del dopo, ma è questo rarissimo prodotto del nostro metabolismo che ci permette di resistere a dei passaggi così violenti.
L’acido surreacitrolino è un composto iperstabile e agisce come ammortizzatore tra le due esperienze psichiche base che contraddistinguono i sistemi nervosi d’ordine superiore come il nostro, quella superficiale, che chiamiamo umana, e la profonda, che definiamo inu-; è una specie di cuscinetto, permette loro di coesistere in quei nevralgici momenti, ci dà forza ed equilibrio, e ci rende possibile compiere questo viaggio allucinante tra i due estremi.

Wednesday, January 7

Giorni karmici ad oggi: 2123.

Tuesday, January 6

A proposito dell’ipnosi, un parente una volta mi ha raccontato di aver scoperto che in tutte le sue tre vite passate era morto alla stessa età. Il suo karma stava nel superare i 43. Era sicuro che stavolta ce l’avrebbe fatta. Più che altro contava sul fatto che in famiglia erano tutti longevi, picchi di mortalità compresi tra i 91 e i 97.

Monday, January 5

So che certe sedute di ipnosi ti possono far regredire anche di tante vite. Io la vedo come un modo per recuperare terreno alla rovescia. La mia ipnosi sono i morti che porto, scorro il rotolo del blog all’indietro e guadagno tempo, mi prendo anche i loro giorni, e li prosciugo, che a loro tanto non servono. Beato chi prima o poi mi porterà per tutte le vite che ho dentro, per tanto lusso.

Sunday, January 4

Riguardo una cosa che ho scritto di getto più di un anno fa, e cioè che ero l’ultimo a parlare coi morti, dopo tutti quanti gli altri, anche dopo la moglie e i figli, ci sono dei pensieri che voglio aggiungere, perché anche mentre continuavo col blog e durante i funerali mi tornava spesso in mente, e ho capito che era un tabù. Ogni volta mi si spegneva una luce nella testa e sbattevo contro un muro.
E anche adesso, ho la stessa impressione.
Ci sono tre possibilità. Che è un limite della geografia dei vivi, che non si può superare in nessuna maniera. Che al contrario è l’inizio inizialissimo di quella dei morti, e nel momento che ti ci addentri, l’hai già subito superata ma non la riconosci. E per ultimo che è espressa male, tipo misurare uno spazio col cronometro, e quindi se non la rimetti giù esatta non può portarti da nessuna parte, è naturale.
Non so decidermi tra le tre. Io devo assolutamente proseguire.

Saturday, January 3

Mentre saldavo, il marito ha gridato che voleva entrare a vedere. Diceva che lui e la moglie avevano sempre fatto tutto assieme, compresa la volta che aveva assistito all’appendicectomia dai vetri della sala operatoria, e la moglie aveva fatto uguale quando a lui gli erano toccati i legamenti del ginocchio sinistro. In questo modo gli sembrava di prendersi un po’ di dolore e di diminuirlo all’altro. Poi invece si è messo a chiedere delle spiegazioni tecniche perché lo avevano sempre appassionato le fiamme ossidriche. Forse voleva distrarsi. Sarebbe contro le regole mettersi a parlare mentre si usa la fiamma.

Friday, January 2

Wednesday, December 31

Ultimatum a voi.

Neifile
Ikas
Paola
Dom
Betty
Diane
Silvana
Najha
Jacklean
Mery
Amen
Dall’harem
Vivi-ana
Jopper 95
Operatore socio sanitario
Maria
Lucy
Check in
Rouhi
Intriganti passioni
Max
Nerofumo
Braque
Cloverjack
Ori-iana
Erykah
Pigreco
Alzata con pugno
Ladyoscar
Pellescura
Davide
Brisk
Krisma
Donna cannone
Robespierre
Lulù
Marina
Anna
Gloutchow
Claudiom.
Dyo
Lucia Cirillo
Los 3novios
Brunetta
Filippo
Marie
Giack
Marco
Asal
Noviolentart
Ombre nere
Iron sea
Chiamatemi hulk
Bruna
Claretta
Giacomo
Waterloosunset
Lux
Mauro
Luther
Carlotta
Giovanna
Guess who?
Matty
Sonia
Anonimax
Marcus
Lalla
Dario
S.
Berto xxx
Vale
Obomo
Shin
Manuel
Prisca
Prefe
Paolo
Azzurro
Guido
Laura
Andrea
Container
August
Bender
Euphoria
Silvia
Stefano
Echo
Vincenzo
Cosimo
Dgtable
Wilde
Pablo
Francy
Nico
Margy
Alvaro
Volpegrigia
Ema
Scorpio72
Fabulos1
Fabiov.
Tomma
Ivanilterribile
Clarchent
Marymay
Kre453
Carlos
Indigoxx
Pie
Anto
Larry
Md
Sara
Alias
Daniel
Romano Favi
Melina2811
Thebigc
1litroemezzo
Zaga
Kistifellea
Mrhide
Irina
Open source
Nightcrawler
Elevis
Celticoxy
Lucio
Jaidenyuki
Ultimo
Mario2
Romantica78
Kathy
Gianni
Arianna
Pietro
Romy
Animaerrante
Raspen
Franco P.
Michele
Giulia e Paola
Homosapiens
Adele77
Ilgladiatore
e.t.always
Creolebread
Andrea88
Virgin
Irishcoffee
Carola
Jean
Danix
Luca
Elettra
Lord libertino
Andy
Gianobifronte
Aries
Gizzz
Cloud 27
Gestapo

Due utenti in linea, e uno sono io. Tutti gli altri dove sono adesso? I vivi vanno e vengono, i morti invece restano in rete.

Monday, December 29

Ultimatum alla Terra.
Risputa fuori i morti che nascondi, così ci contiamo una volta per tutte, e si può ricominciare daccapo.
Ultimatum a Di Salvo.
Dai per primo il buon esempio e alza la media.
Ultimatum a Braque.
Te invece mi sa che me la abbasseresti.
Ultimatum a me.
(Tempo)

Sunday, December 28

Hai omesso che sul finire di quei 5 o 6 terribili anni la moglie di un altro operaio della segheria fu accusata di adulterio, e che al processo lei infine ammise la sua colpa, identificando il proprio amante, con cui si ritrovava periodicamente in una baracca in riva al fiume appena fuori il paese, proprio con il redivivo della leggenda. Solamente, lei era la prima ad essere certa che non fosse vivo, che si trovasse in una specie di condizione a metà strada che però non impediva in alcun modo i movimenti del corpo, e perciò, malgrado ogni volta tentasse con tutta la sua volontà, non le riusciva di sottrarsi a quella seduzione disperata.

Saturday, December 27

Qui lo chiamano il traditore, quei pochi che se lo ricordano. Il fatto si dice che risale a un natale di più di 100 anni fa. In pratica era un immigrato che lavorava a una segheria e che è morto per incidente, ma siccome stavano sperduti su un fiume lo misero nella cassa e lo lasciarono scivolare con i tronchi giù a valle, dove c’era il paese e la chiesa. Avrebbe dovuto arrivare lì la mattina dopo, e infatti all’alba trovarono la cassa che galleggiava in mezzo ai tronchi d’albero, per cui la recuperarono e gli fecero il funerale come previsto, e per un po’ non se ne parlo più. Poi però a un anno di distanza, sempre per natale di mattina presto, fu trovata un’altra cassa identica in mezzo ai tronchi nell’acqua, portata dal fiume. Quelli del paese l’aprirono, perché non era morto nessuno, tantomeno alla segheria, e dentro ci trovarono di nuovo lui. Potete immaginarvi, a me fa ridere, perché se per ogni morto si potesse fare più d’un funerale, sarebbe una cuccagna, ma a loro la faccenda li fece impazzire di paura, e non sapevano assolutamente che fare. Ricordandosi anche di certe vecchie battute dell’operaio, girò la voce che non ne aveva voluto sapere d’esser morto e era riuscito a ottenere chissà come un anno di vita in più, per cui allo scadere s’era ripresentato per pagare il conto, e girarono anche altre voci su delle leggende del suo paese d’origine, che mettevano i brividi addosso. Così dopo tante discussioni decisero che la cosa migliore era fingere di niente e rifare il funerale, come se non fosse passato un anno ma un giorno. L’anno ancora dopo però il fiume portò di nuovo la cassa. E di nuovo dentro ci trovarono lui.
Il problema era che per ogni anno che il morto si riprendeva alla vita, ne perdevano uno tutti loro, pensando specialmente all’angoscia di quello che avevano davanti. Stavolta allora col consenso della sorella reinchiodarono la cassa e la riabbandonarono alla corrente del fiume. La cosa andò avanti ancora per cinque o sei anni. La cassa non l’aprirono più. Ogni volta la trascinavano 300 metri più in là, dove il fiume riprendeva a correre, e la lasciavano andare. Poi il fenomeno smise di ripetersi, fine.
Non so spiegare perché, ma dalla prima volta che l’ho sentita questa storia mi è entrata dentro, e in effetti è strano che me ne sono ricordato solo adesso, per via del natale. Dal mio punto di vista però sono loro, quelli del villaggio sul fiume, a averlo tradito.

Wednesday, December 24

Ieri black out di semafori e traffico impazzito. La gente che gesticolava in macchina mi ha ricordato mia madre che per parlarmi faceva i segni. Era così tanto che non ci pensavo, come se non c’entrassi più con lei.
Infatti a guardarli quei gesti mi sembrava di capire che cosa si stavano dicendo e ogni tanto vedevo che loro si giravano verso di me e poi dietro per vedere se c’era il morto o ero vuoto. A una coppia gli ho risposto a gesti che stavo facendo tardi, ma mi sa che non m’hanno capito.

Tuesday, December 23

Il ragazzino di oggi stava in orfanotrofio. Per cui niente genitori. E’ caduto e ha battuto la testa mentre giocava. Siamo andati a prenderlo di mattina presto perché in casi come questo, se non c’è scuola e nemmeno ricreazione e nient’altro da fare, il funerale conviene subito, prima possibile, glielo spiegava a Amos il direttore. In camera dove stava c’era pieno di altri ragazzini che aspettavano e sono rimasti lì a guardarci finché non abbiamo richiuso la cassa. Dalle facce, ho pensato che i ragazzini se non ce li trascini a una veglia o al funerale, ma stanno lì di loro volontà, allora sono davvero dentro a quello che succede, non mettono barriere, ci si mischiano cioè, lo vedi dalle facce appunto, che non piangono, non parlano e non soffrono ma sono serie e basta, naturali, quasi come dei marziani, ma potrebbe anche essere che è proprio quando sei umano esageratamente che sei così. Comunque a un certo punto m’è sembrato di star seppellendo loro anziché il morto vero.
Mi vengono i brividi. A che servono i vivi, me lo sono domandato spesso, e questa può essere una risposta.

Monday, December 22

Altre volte invece, mentre guido, mi creano una terribile confusione in testa, perché sembra che vogliono venire fuori tutte insieme allo scoperto, e si servono di me. Allora mi prende una specie di attacco di panico, vado in tachicardia e mi manca il respiro. Fate silenzio tutti, dico dentro di me. E se non smettono, appena posso accosto e scendo dal carro, sbattendo la portiera, e me ne sto un po’ fuori da solo, finché non passa. Ma questo capita solo quando il carro è vuoto. Ci sono equilibri in materia che neanch’io ancora conosco. Ne scopro di nuovi ogni giorno.

Sunday, December 21

Dovrei però separarami dal mio carro. Oppure pagarlo a Di Salvo e portarmelo via, credo che capirebbe. E poi propormi in giro come operatore aggiunto, munito di automezzo proprio. Farei meno soldi, già lo so, non è un mestiere per padroncini il mio, ma non ho bisogno di molti soldi io per vivere e morire.
Il mio carro.
Ne abbiamo fatta di strada insieme, 2119, con tutte croci al posto delle pietre miliari. Plasmi di anime diverse si sono via via attaccati alla moquette e l’hanno impregnata e unta. Al mio naso, risplendono in silenzio come aurore boreali.

Friday, December 19




La mia i-doser preferita. Mettere a ripetizione, please, e poi domare i fantasmi. Chi è il prossimo?

Thursday, December 18

Ho fatto la prova in un’agenzia dall’altra parte della città, una che lavora forte. Sono entrato a mo’ di curioso qualsiasi. Questo genere di superstizione mascherata viene accolta con benevolenza dal settore e perfino incoraggiata, perché si sa che non funziona. Dovete sapere anzi che uno degli indici con cui da noi si misura ultimamente la salute del mercato, ma solo nelle agenzie più all’avanguardia, sono proprio le visite della gente che ancora non ha nessuno da seppellire, quelle preventive cioè, così come il tempo passato a guardarsi intorno nei locali esposizione senza poi dare nessun mandato né spendere un soldo. E’ una specie di termometro che segna il grado di familiarità e di rappacificazione con la frontiera shock di tutti gli umani, molto importante anche per capire in che direzione andare con la pubblicità, che cosa inventarsi. Ma non è questo che mi importava davvero di scrivere. Il fatto fondamentale è che mi trovavo là, in un’agenzia che non era quella dove lavoro. Mi sono sentito subito a disagio. Infatti Di Salvo sono sicuro che disapproverebbe.
Confronto alla nostra, era più grande e luminosa. Le casse invece che stare appoggiate alle pareti e basta stavano dietro delle belle vetrinette, ognuna con un faretto tutto suo e ti circondavano come a Stonehenge o in un museo egiziano. Avrò fatto due o tre giri. Poi su un trespolo al centro della sala c’era la bibbia del galateo funerario, con descritti tutti i cerimoniali, i riti, i protocolli, quello che bisogna e non bisogna fare, argomento per argomento, vestizione, veglie, incassamento, cortei, messe, fiori, vestiti, sepolture, tutto.
Dopo buoni 20 minuti che ero lì è arrivata la commessa e mi ha sorriso. Non avevo particolari domande da fare, tranne una che intanto che stavo lì mi s’era chiarita nella testa, e aveva a che fare con chi avessero portato di recente loro.

Tuesday, December 16

Io e Frankie cantato forte lovers in japan per scaldarci, mentre portavamo da soli la cassa per il camposanto deserto e non ci sentiva nessuno solo i morti e Harvey e Amos e Carmelo che ridevano.
Lovers.
Runners.
Soldiers.
Cantato forte a squarciagola e bevuto la neve che cadeva e inghiottita con la saliva calda. Fanculo.

Guardo la mappa e provo a capire. Anche questa cosa degli stronzi col Mercedes, la stella a tre punte. Dev’essere da lì che nascono alla lontana le torte a spicchi, le due icone in fondo hanno parecchio in comune.
Eppure questa mappa arida e sofferta su cui fantastico è anche invisibile. Tanti, tantissimi morti per pochi, pochissimi segni. Li ingrandisco. Sbiadiscono a poco a poco.
Blog infido.

Stamane numero 2117. Tomba graziosa, appartata in un angolo del cimitero. Hanno dovuto camminare un po’ sotto la neve per arrivarci. Indossavano dei bei guanti per proteggersi dal gelo ed evitare che gli scivolasse la bara. Lui taciturno, chiuso in se stesso.
Queste le anticipazioni.

Saturday, December 13

Oggi necrorfine e funeromoni a mille. Inspiegabilmente. Ma ne voglio approfittare per tracciare un parallelo tra la crisi finanziaria delle banche e il mercato dei morti che mi dà così da pensare. Lo so che inquadrare il defunto come un titolo trash non è una bella cosa e mi espone a delle critiche, ma mi sento che è proprio quando tieni a una cosa che la devi discutere, e allora. Di norma le agenzie, che a loro modo sono come delle banche, i morti dopo averli lavorati se li tenevano per sé, e questi col tempo s’impreziosivano e guadagnavano valore. Così tutti dormivano sonni tranquilli. Ce n’erano di buoni e di meno buoni, è ovvio, ma facevano pacchetto, il che li proteggeva anche dall’insider trading sempre in agguato. Poi invece s’è cominciato a cartolarizzarli come faccio io, i morti, facendoli viaggiare e portandoli fuori contesto, anche a chi con quella particolare salma non avrebbe avuto niente da spartire, cioè senza alcuna protezione. E’ una pratica rischiosa. Da un lato li sprovincializza e li rinnova (effetto di per sé già illuminante considerata la natura dei soggetti), spalancando le porte di un mercato tutto da scoprire, a vantaggio sia dell’ex trapassato che del consumatore finale, ma dall’altro li espone all’azione indiscriminata degli agenti emotivi (corrosivi alla lunga come quelli atmosferici) e può dar luogo a fenomeni di carattere inflazionario.
Nessun esperto è in grado di predire il futuro, e forse anche di capire il presente, nemmeno io. Se siamo o no di fronte ad una bolla speculativa dei morti, col crack all’orizzonte.

Thursday, December 11

E’ andato con mezz’ora di anticipo sui suoi colleghi per avere del tempo in più. Poi s’è raccolta un po’ di gente sul portone e sono arrivati gli altri. Dopo ancora dieci minuti sono riapparsi col feretro giù dalle scale e l’hanno caricato sul carro. Guidava lui. La vedova ha voluto sedergli accanto, che è cosa insolita.
Nel traffico, da dentro le macchine che ci superavano si voltavano a guardarli con delle facce di cera, qualcuno facendosi il segno della croce.
Era uno che aveva un ristorante di cui adesso si occuperà la figlia, e che 20 anni fa si era fatto largo estraendo a sorte ogni giorno per pranzo e per cena, tra i suoi clienti, quello che non avrebbe pagato il conto.

Wednesday, December 10

Facendo dei calcoli mi sono accorto che nell’ultimo anno la media giornaliera dei morti è calata, da 1,27 a 0,76. Fanno all’incirca 277 salme contro 463. Vedete, questo non può non avere conseguenze, dal mio punto di vista.
Finora non avevo mai pensato alla possibilità di cambiare agenzia.
Devo ragionarci su.
Potrebbe non essere la soluzione. Da fuori viene facile pensare che le cose vadano avanti sempre nello stesso modo, come per quel vecchio discorso sul numero dei vivi e quello dei morti totali, ma non mi illudo. Ci sono condizioni limite da cui rimbalzi indietro, me lo insegnano proprio i numeri, anche se in teoria puoi aggiungerne sempre uno e sembrano infiniti.
Comunque voglio guardarmi in giro.

Tuesday, December 9

Tutti quelli che ho portato, li riporterei. Penso che farebbe bene a me e a loro. Sarebbe una soluzione. Tipo rappresentante col suo portafoglio clienti.

Ho dei flash a occhi aperti. Quello che ci mise tre giorni, mentre dall’ospedale dicevano che era questione di ore. Quell’altro che aspettava in coma da dieci anni. Una di 39 che invece se n’è andata in cinque settimane. Uno il mese scorso che parlava al telefono con la moglie e poi non gli ha risposto più.
Dei lampi che poi svaniscono.
Come delle tossine in circolo.

Monday, December 8

Sunday, December 7

Riesco a vedere il suo abito da lavoro, appeso a una stampella. Le lucette dalla finestra. La segreteria fonte di tante ansie. Uno specchio buio.
Adesso è più tranquillo, perché s’avvicina l’alba che lenisce.
La mia veglia sta per finire. Mi faccio indietro.

Ecco, mi trovo nella stanza del necroforo. Ora dorme. Ha i capelli blu, le mani sporche di tintura, il sonno agitato.
Può darsi che gli faccia violenza, standolo a guardare mentre dorme, a sua insaputa, ma scava scava i legami, anche in questo diario-diga, si fondano sulla brutalità.
Mi ricordo di quando ha cominciato e diceva che qui era un deserto, e delle lettere di suo padre che non arrivavano mai. Dovrei intenerirmi, invece provo rabbia.

Tuesday, December 2

Le pagine dei necrologi che strappo dai giornali dopo averle lette le tengo accatastate in bagno. Ce n’è una pila alta così, non riesco a buttarli via. Forse perché sono sempre attuali e mi piace ripassarmeli. I morti a leggerli scritti lì dopo un’ora o un anno non fa differenza. La farebbe se i vivi dopo che è passato del tempo si pentissero di quello che hanno scritto, e magari lo rettificassero pubblicamente, tanto per agitare un po’ la stagno dei ricordi. Se avessi soldi e volessi cambiare lavoro forse lo farei io un giornale così, con l’errata corrige dei necrologi, sarebbe divertente.
Ma invece no, se mi guardo dentro lo so che non è perché sono sempre attuali che li tengo. E’ perché sono un fiume che s’ingrossa giorno per giorno e che io trattengo in una diga.

Monday, December 1

Potrei sputare sulle scarpe di Carmelo senza farmi accorgere, adesso.

Io Amos e Carmelo stamattina ci siamo scambiati di posto. Normalmente quando ci mettiamo la cassa sulle spalle io sto davanti a sinistra, e oggi sono finito dietro a destra, al posto di Carmelo, che invece è andato dove stava Amos, e Amos s’è messo dove stavo io. Per il fatto che abbiamo corporature diverse, all’inizio abbiamo fatto diverse prove su come distribuirci, fino a trovare l’assetto giusto, e nessuno ha capito che è successo da allora, ci siamo incolpati a vicenda d’aver cambiato la camminata, fatto sta che adesso il feretro è più stabile così.
Stare dietro non mi piace molto, al funerale incroci lo sguardo di meno persone, non fai più da testa di ponte al morto, stai ai margini del cerchio magico. Quello di oggi infatti non l’ho sentito per niente, non m’è riuscito di entrarci mai in contatto. So che aveva moglie e 3 figli, e che faceva il farmacista, e che non gli piacevano gli animali perché l’aveva morso una scimmia in uno zoo, ma se fosse ancora vivo, per me non cambierebbe una virgola.

Saturday, November 29

Breakpoint.

Friday, November 28

Autoritratto 10
L’ombra nello schermo palude è torbida. L’istinto solo mi dice che è mia, l’istinto umano e mortale, che si dimentica di tutto, migrazione e salvezza.
La pila di morti stasera è un totem minaccioso. Lo spyware degli spywares.
Rivivono di vita propria.

Wednesday, November 26

Mi aiuta in questo momento pensare a una mappa, a una mappa del blog.
Del blog dei morti.

Una mappa serve a ritrovare qualcosa. La fai dopo che hai nascosto.

Ma si può procedere al contrario?

Disegnarla prima, dal niente, di un territorio che esiste solo dentro la testa, senza neanche saper cosa dover ritrovare, solo perché cercare abbia più senso.

No, non è dal niente. Da una proiezione, da un’ombra. Che da seduto guardo ogni sera davanti a me.

Tuesday, November 25

Come nella foto di ieri, il corpo sprofonda nel buio, e la faccia rimane a galla, tipo quelle meduse dell’oceano.
Anche se nella vita faceva conti per una grande società e collezionava casette in miniatura.

Monday, November 24

Portato oggi. Pochissima luce. Di nascosto dai parenti.





Provate a descriverlo voi, se vi dice qualcosa.

Sunday, November 23

Momento difficile. C’entra il computer e c’entrano i morti, ma è una relazione confusa, che cercherò di mettere a fuoco.
Dopo la faccenda del virus dieci giorni fa, l’altra sera mi sono messo al computer e non s’è proprio acceso. Ho provato e riprovato a schiacciare il tasto, staccato e riattaccato la spina della corrente, che funzionava in tutta casa, ma non c’è stato niente da fare, buio pesto nello schermo, parecchio diverso in effetti da quando semplicemente non c’è nessuno che ti risponde, e m’è preso il panico, perché era tardi, i negozi tutti chiusi, e non conosco nessuno da chiamare al telefono per farmi aiutare, e perché mi sono reso conto che lì dentro al computer c’ho messo così tanto di me che senza poter ristabilire un collegamento ero come svuotato.
Così ho passato una brutta notte.
La mattina ho portato subito il computer all’assistenza e se lo sono tenuto fino a ieri pomeriggio. Adesso rifunziona, ma il tecnico ha detto di fare una prova e poi di riportarglielo domani per delle verifiche. Mi ha parlato di una cosa che avevo letto nella mail di uno che si chiama Aaron, gli spyware, dei file che spiano le procedure del computer e informano chi le ha attivate di quello che fai. Anche se questo secondo lui non spiega perché s’era bloccato del tutto.
Ho detto che c’entrano anche i morti nel senso che da quando ho cominciato a tenere questo diario è come se non li seppellissi veramente del tutto, lasciandogli aperta una specie di porticina segreta, un passaggio nascosto, per riaffacciarsi attraverso di me. Forse è quello che all’inizio volevo, perché pensavo di rappresentarli, e di avere meno problemi con loro che coi vivi, ma mi viene da pensare che la questione non sia così semplice, e che anche il rapporto che mi lega a loro potrebbe nascondere della conflittualità.
Non mi fa paura, però mi sorprende, perché non ci avevo mai pensato, e mi fa vedere quello che mi succede con occhi ancora diversi. E la sorpresa se è vera ti mette addosso come una febbre, per cui sì un po’ di paura ce l‘hai ma vuoi lo stesso andare avanti fino alla fine. Anche se so che potrebbe ricapitarmi una notte come l’altra notte, molto brutta.

Wednesday, November 19

Video anonimo 3





In effetti comincio a pensare che questo diario possa intrecciarsi al vostro, o a dei frammenti dei vostri, fino a diventare la stessa materia. Anzi forse già lo è. Ma sono io che devo sforzarmi di più di legare le parti, di mettere assieme il mosaico.

Tuesday, November 18

Perché mi dicono che i morti sono tutti in serie, tutti uguali e tutti immobili, fuorché per i parenti? Stasera stando seduto sulla panchina del centro commerciale mi sono messo a guardare e ho notato che finché sono vive le persone si confrontano le une con le altre e si scambiano pareri su come fare le cose e su come risolvere i problemi, invece quando stanno per morire è una cosa su cui non chiedono mai consiglio.

Monday, November 17

Mi sono arrivati sulla mail del blog questi due filmati anonimi. Non pretendo di sapere chi l’ha mandati, perché a questo genere di cose ormai mi ci sto abituando, ma almeno perché.








Sei qualcuno che si sente morire?
Oppure sei solo uno che sta andando da uno che deve morire?
Cammini sì, ma verso chi?

Sunday, November 16

Quello che abbiamo portato oggi aveva combinato dei grossi guai negli ultimi anni e i familiari lo avevano fatto interdire. Erano stati chiamati diverse volte dalla polizia, la prima volta perché aveva scatenato una rissa per strada senza motivi, un’altra perché aveva importunato delle ragazze dentro a un bar, e due volte perché lo avevano inseguito e bloccato per guida pericolosa senza che fosse nemmeno ubriaco e aveva fornito false generalità. Ma soprattutto si erano decisi perché continuava a indebitarsi con le banche e si era fatto pure pignorare una casa facendo assegni a vuoto.

Friday, November 14

Ha cominciato a fare freddissimo, gela le ossa. L’unica salvezza è dentro al carro, mentre guido, perché sparo il riscaldamento al massimo con la bocchetta dell’aria puntata addosso. Fosse per me me ne starei stipato lì dentro tutto il giorno. Ci passiamo il calore per osmosi, io alla bara, la bara al morto.
Il momento peggiore invece è quando devo scendere dal carro e tirare fuori la bara. Io mi intirizzisco e la bara torna fredda.

Thursday, November 13

Stamattina dopo sveglio ho acceso il computer e mi è comparsa la scritta threat sullo schermo. Avevo davanti due opzioni, ignore oppure heal per ripulire tutto. Ma una volta ho sentito che ci sono dei virus che si possono introdurre proprio con questo sistema, cioè innescarsi quando si autorizza l’intervento per neutralizzarli. Allora ho schiacciato su ignore.
Potrebbe avere a che fare con la storia che ogni tanto il computer mi si accende da solo.

Wednesday, November 12

Ci sono anche dei vivi di oggi che mi piacerebbe da matti portare.
L’imperatore del Giappone è uno.
Un altro è Rooney il calciatore.
E poi Vanna Marchi.

Tuesday, November 11

Io non sono di quelli che pensano che da morti siamo tutti uguali, e nei momenti di relax mi capita di fantasticare e di figurarmi sulle spalle la bara con dentro qualcuno di speciale, tipo dei personaggi storici. Non li cambio ogni volta, ognuno mi dura il suo tempo, e nella mia testa posso rifare anche un sacco di volte il tragitto dalla chiesa al camposanto, sempre uguale come in un anello, dipende da quanto ci metto per agganciarlo il mio ospite, per accorgermi veramente delle mie azioni. La prova che ci sono riuscito ce l’ho quando sento il peso sulle spalle, non ti puoi sbagliare. Ma non vado avanti sempre come un mulo. Qualcuno mi succede di metterlo da parte per un po’, e di riprovarci a distanza di tempo.
Ad esempio uno spinoso che m’è costato parecchi sforzi è Guglielmo Marconi. Penso per via della radio e dei segnali che trasmettendo correvano sul mare e rischiavano di perdersi, e della difficoltà del loro viaggio. E ora che ci ripenso, mi torna in mente quella volta che ho lasciato il registratore acceso tutta la notte in cera d’un contatto.

Monday, November 10

Ecatombe




Quando l’uomo si converte tutto in energia.

Sunday, November 9

Frankie oggi parlava di myspace come di un’invenzione geniale e io gli ho detto che anche la mia lista a modo suo è un social network.
Lui ha risposto che però da me non ci si poteva incontrare per fare sesso. Può darsi, ho detto io, ma su myspace invece non fanno le torte a spicchi! E le torte a spicchi sono sempre meglio dei segni zodiacali come warm up, no?

Saturday, November 8

Mi sta prendendo questa fissa di andare a vedere i posti, come quella volta dell’incidente di macchine. Perché è un po’ come rivivere. Io vado nei posti dove sono morti quelli che porto e rivivo gli ultimi momenti con loro. Non gli rubo niente, oppure sì. L’importante è andarci da solo, perché in compagnia di altri allora certo che sarebbe ingiusto, come guardare in due dal buco di una serratura. E è sempre la solitudine che conta, specialmente da noi, nel mio campo intendo.
Allora appena finito di lavorare sono tornato sul posto dell’altroieri. Da sotto al portone ho alzato lo sguardo e ho contato le finestre tutte uguali, senza mai staccare gli occhi e nemmeno sbattere le palpebre, per essere sicuro di non sbagliare e ricominciare daccapo, piano per piano, fino al quindicesimo. Ecco, da una di quelle.
Doverli tenere sempre aperti al vento e fissi me li asciugava gli occhi e mi dava fastidio. Poi all’improvviso: contatto.

Contatto. Download.

Thursday, November 6

Caduto giù dal quindicesimo piano, per un malore improvviso. E’ una cosa a cui hanno pensato tutti, quella di cadere da un terrazzo o da una finestra, e fa strano pensare che a qualcuno poi succeda per davvero. Ma questo si può ugualmente dire di parecchie altre cose.
In macchina da solo, portando la salma al cimitero, ho ripensato a tutte le cose che mi sono spesso immaginato e non mi sono sembrate più così inoffensive.

Wednesday, November 5

Oggi passando di corsa con due macchine dei ragazzi ci hanno tirato delle uova e sono scappati. Noi uscivamo dalla chiesa col feretro in spalla e all’improvviso c’è arrivata addosso questa gragnuola di uova, sui vestiti, sulla bara, sulle scarpe, una anche in faccia.

Tuesday, November 4

E’ complicato da spiegare. Mi viene in mente che potrei parlare di voi, o almeno di qualcuno di voi, così come parlo di quelli che porto. Per esempio Rohui. Voi dite noi non siamo morti. Certo, ma mi sa che non è così importante.
Ho ricevuto una mail da Braque, che mi offre dei soldi per la mia segreteria telefonica, pure un bel po’, e non so perché lo fa, non può essere solo perché l’ho filmata e ci lasciano degli strani messaggi. A volte io sono difficile da capire ma anche voi. Se vendessi la mia segreteria, resterei incompiuto. Non è maleducazione. Mi capisci, Braque?
E te Rohui, che dentro di te fai e disfi di continuo. Lo capisco che cosa provi.
Ecco, ho parlato di Rohui e di Braque. Ho trovato la voce. Lo so che niente cambia dall’oggi al domani, altrimenti invece sapremmo dove stiamo andando.
Speriamo bene.

Monday, November 3

Se qui da noi c’è la festa dei morti, da loro in contemporanea c’è la festa dei vivi. Noi li andiamo a trovare nei cimiteri, e loro invece vanno negli umor vitrei, che sono una specie di cupole da cui si possono vedere i corpi. Funziona così, alla rovescia. Noi portiamo fiori su dei cappotti di marmo, loro ci vedono nudi. E il mistero si rinnova.

Sunday, November 2

How to live 200 years.


Saturday, November 1

Invece di chiudermi, perché non mi lasci al sole?
Al vento che si riprende il respiro.
All’asilo della terra che non conosce rancore.
Alla pioggia che nasconde le mie lacrime.
Invece di liberarmi, perché vuoi costruire una bomba?

(Rubata a un vecchio hippie amico di Amos.)

Thursday, October 30

Si cominciano a vedere anche da noi in periferia gli effetti della crisi. Quello di oggi s’era riempito di titoli trash e in tre settimane ha perso tutto. Uno al funerale diceva che se non ci stai dentro non lo capisci che vuol dire davvero un tracollo finanziario, di come intorno tutto sbiadisce, anche la famiglia, lasciando solo quel vuoto. Che non è questione di soldi o di amore, ma di senso, e che il senso sta alla radice di tutte le cose umane, e pure dell’amore come dei soldi.
Mi rendo conto che sarebbe troppo facile dargli torto, e che quindi ci dev’essere una qualche verità in quello che ha detto.

Wednesday, October 29

Back to therapy 2 (intensive care)
Stasera col pretesto del mio lavoro la dottoressa ci ha fatto fare un esperimento antistress. Il Nikita che sta qui con noi porta i morti, lo sapete tutti, ha detto, chi vorresti che il Nikita portasse domani?, e l’ha domandato uno per uno a tutti i presenti. Subito gli altri ci sono rimasti un po’ così e non sapevano che rispondere, non gli veniva in mente nessuno. Ma poi con lei che insisteva, e che diceva che doveva esserci per forza qualcuno con cui ce l’avevano e che gli faceva rabbia, anche se non se ne rendevano conto, e che dovevano sforzarsi di trovarlo e di chiamarlo per nome, perché ne valeva della loro salute mentale, allora piano piano si sono lasciati andare e dopo mezz’ora di resistenze e di buonismi, all’improvviso in cinque minuti hanno mandato a morte un esercito di persone, compresi spesso i loro famigliari.
E’ stato bellissimo.
(Anzi, per fermarli e farli star zitti poi è stata durissima, perché con quest’esperimento anche la psicologa sembrava aver perso momentaneamente un po’ del suo potere.)
A me invece ha fatto una domanda diversa, e solo alla fine, ristabilita la calma. E te Nikita, ha detto, te che li porti tutti i giorni, come ti senti dentro, vivo o morto?
Io dopo averci pensato un po’, le ho chiesto se potevo cambiare la domanda con un’altra sulle torte a spicchi o sulle segreterie telefoniche, e tutti sono scoppiati a ridere.

Tuesday, October 28

Back to therapy 1
La casa è al terzo piano. Quando citofono e poi salgo trovo sempre la porta accostata. Nessuno viene ad aprirti. Ci sono due divani e sei sedie di plastica di diverso colore. Ti puoi sedere dove vuoi. Sono disposte a cerchio e la sedia della psicologa è di pelle marrone, con le rotelle. Su un tavolino tra i due divani c’è appoggiato un quadernone e una penna. Il mio nome sta scritto lì dentro. Il mio e di tutti quelli del gruppo. Quando lei si siede e lo apre e lo sfoglia in silenzio, tratteniamo tutti il fiato, come a scuola prima delle interrogazioni.

Sunday, October 26

Tornato al lavoro, ma un po’ fiacco, per via degli strascichi della febbre del capitano.
Oggi c’era da fare il servizio a un ex poliziotto che da giovane aveva mandato all’aria una grossa rapina in banca, e in chiesa lo hanno ricordato. Poi abbiamo portato la salma in un cimitero appena fuori città, dove già stavano i genitori e il fratello. Al ritorno ci siamo fermati a mangiare il kebab nella pita, belli caldi che fumavano al freddo.

Saturday, October 25



Acqua bollente contro il morbo. Più mutua. Più indennizzo a fine mese in busta paga.

Friday, October 24

Bloccato a letto con la febbre da due giorni. Febbre del capitano, la chiamano da noi. Vuol dire che te la sei presa da uno che già non viveva più. In pratica se il morto aveva il raffreddore o l’influenza, te li può attaccare, sempre dopo che il cuore ha smesso di battere. A quello che so la contraddizione è voluta perché mentre il capitano affonda con la nave, questa febbre invece no, salta via all’ultimo momento.
Può fare parecchio impressione, ma è una febbre quasi come tutte le altre, forse solo più resistente. Dicono perché più esperta e opportunistica.
Io è la seconda volta che me la piglio. Harvey cinque o sei volte. Amos e Carmelo una volta sola. Frankie mai perché è il più giovane.

Tuesday, October 21

Io è da un po’ che li sento poco gli odori, ma oggi in sala mortuaria si soffocava di chanel, ha detto Di Salvo, che tra l’altro ha la moglie che usa lo stesso profumo e farglielo cambiare adesso sarà un bel problema.
All’universo olfattivo di noi becchini non ci pensa mai nessuno, è un aspetto sottovalutato del mio mestiere. Perché non ce n’è mai uno solo di odore, ma tanti e sempre tutti mischiati, che ti mandano in confusione il naso, e non ti fanno riposare.
Allora per svago invece del cinema o della birreria, vorresti andare in un posto neutro e goderti il non odore. Ma il non odore è difficilissimo da trovare. Non so perché ma una specie di equivalente per me sono le ferrovie, cioè i binari lontano dalle stazioni, dove senti nel naso e sulla lingua quel sapore di ferro. Quello lo sento, e mi rilassa.

Monday, October 20



Neve su Marte.
Meduse su Giove.
In viaggio per Plutone.
Scambio di ruoli.
Io che divento ufo di altri, anzi url-ufo.

Sunday, October 19

Trovato sulla segreteria un messaggio normale, niente numeri per fortuna. Era la tipa delle assicurazioni che voleva sapere perché non mi faccio più vedere al gruppo. (Forte, delle volte quando meno te lo aspetti il mondo riprende un aspetto familiare, come se fosse di gomma lui oppure io the mask.)
Eppure sono indeciso se richiamarla o no. Me l’immagino nuda. M’immagino nudi anche tutti quelli del gruppo. Io invece giro vestito fra loro, davanti alle seggiole dove sono seduti. Inconscio molto sexy.

Friday, October 17

Implicit content 2
Anche voi dietro lo schermo siete parecchio impliciti, secondo me. E’ che non capisco se è più implicita o esplicita la condizione dei vivi o dei morti.
(Accetto suggerimenti.)
E la segreteria non la vendo!

Thursday, October 16

Implicit content 1
Pensandoci meglio, mi sa che era questo l’avviso più giusto da mettere.
Implicit. Implicit. Implicit.
Bello, ti prende. A scriverlo fa quasi paura.

Wednesday, October 15

Ricevo un sacco di mail di bancari arabi, nigeriani e cinesi che hanno dei conti congelati di parecchi milioni di dollari, e che li vogliono dividere con me. All’inizio pensavo che lo facessero per scaramanzia, a mò di scongiuro capitalista, e gli rispondevo col mio indirizzo url.

Tuesday, October 14

Al morto di oggi hanno riempito tutta la bocca di monetine, una cosa che fa un effetto incredibile, perché davvero fa pensare al corpo come a un forziere magico. (In questo caso non bisogna assolutamente chiuderla la bocca, subito dopo il trapasso.) Mi sono informato e il vecchio, che era molto ricco e era venuto qui da ragazzino da un paesino sperduto del Caucaso, era convinto che gli servissero per pagarsi il viaggio e trovarsi un buon posto anche nell’oltretomba. O anche per corrompere qualcuno e poter tornare indietro, chissà.

Monday, October 13

Delle volte dal buio del blog saltano fuori altre voci che mi aiutano a capire dove vado, proprio come i morti che non parlano più e porto ogni giorno sulle spalle, ma è così difficile farle di nuovo girare, liberando il corso degli eventi.



Vorrei linkarmi in tutto il corpo, e correre avanti, e ricambiare, e svuotarmi, e trovare pace.

Sunday, October 12

Riguardo alla malattia, un po’ ho capito perché Franky se la rideva. Deve essere come quando guardi le caricature. Da un lato ti fanno ridere perché calcano la mano sui difetti e non ti ci riconosci, dall’altra però mettono in risalto il lato più vero di te, quello che ti rende quasi unico. Mi sa che la malattia è simile, ti trasformi e agli occhi degli altri puoi sembrare strano o anche più buffo, ma ti rende pure più uguale a come sei veramente. Ti scopre.

Friday, October 10

Stanotte ho sognato che dovevo organizzarmi per la fine del mondo. Mi vedevo che mi stavo preparando una sacca ma da sveglio poi non mi sono ricordato cosa ci dovevo infilare dentro. L’unica cosa che mi ricordo è che doveva essere per forza a fiori perché in fondo era un avvenimento da festeggiare.

Thursday, October 9

Saputo che la grande muraglia dei cinesi è praticamente un’immensa necropoli clandestina perché nei secoli che ci sono voluti per farla tutti gli operai che morivano ce li seppellivano sotto. E più bello ancora è che non si chiude a anello, ma si sviluppa per lungo come un serpente e è aperta.

Wednesday, October 8

Il computer mi dà dei problemi. Stanotte s’è acceso due volte da solo. La prima m’ha svegliato il rumore. La seconda invece non ho sentito niente, ma c’era il chiarore dello schermo che faceva delle ombre sulla parete tipo televisione, come se qualcun altro lo stesse usando. Forse dovrei staccare il doppino quando non lo uso.

Tuesday, October 7

Ci sono illusioni più dure della pietra.
Franky dice che mi sto ammalando. E ride. Allora perché ride?
Per esempio, non m’ha dato fastidio che il parente dell’altra volta s’è preso lui la cassa sulle spalle. Ma dopo, al cimitero, quando avevamo finito il lavoro e richiuso la tomba e eravamo rimasti solo io e lui, con la scusa che lì accanto c’era un altro ex funerale dei nostri, mi sono fermato a oltranza. Sarà durata mezz’ora buona. Lui aspettava che me ne andassi io, e io aspettavo che se ne andasse lui. Si vedeva che si stava innervosendo, perché non capiva. Poi alla fine ha gettato la spugna e se ne è andato via borbottando qualcosa, e sono rimasto solo io.

Monday, October 6

Stasera fatto più tardi del solito in agenzia, da solo, a sfogliare i campionari. Pensi di saperli a memoria ma se ti abbandoni ci scopri sempre qualcosa di nuovo. La coffin cam non è andata per niente. Sono stato sciocco e pensare che avrebbe funzionato. Tutti dicono di voler partecipare alle cose fino in fondo, ma poi si tirano indietro, ha detto Di Salvo al rappresentante. Io la trovavo una bella idea, poter vedere dentro la bara per un pò di tempo anche dopo che è stata chiusa. Perfino commovente. Sarà che mi considero anche un pò scienziato.

Sunday, October 5

Autoritratto 9


Friday, October 3

Uno dei parenti dopo avermi guardato a lungo mi ha scansato per portare lui il feretro.

Thursday, October 2

Altri numeri in segreteria:

665.139.515.
122.705.674
490.169.558
215.192.102
817.473.289

Wednesday, October 1

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Tuesday, September 30

Autoritratto 8

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Sunday, September 28

Tregua. Mi viene l’esaurimento, non posso continuare così, devo riaggrapparmi alla realtà. E la mia realtà è che porto i morti. E che non parlo più di loro e non faccio il mio dovere.
Domattina portiamo uno che in vita gli hanno augurato più male possibile, perché dicono ha approfittato di tutti. I familiari sul necrologio per evitare scene hanno messo una chiesa diversa da quella dove si terranno i funerali. A vederlo oggi, mentre lo vestivamo, pensavo che a me al posto suo, da dentro la cassa, non avrebbero dato fastidio le grida, gli insulti, il rancore, gli sputi e le risate, anzi. Come una ninna nanna.

Friday, September 26

173.288.201, 453.315.111, 110.225.187, 933.347.449, 172.651.820
Questi numeri mi fanno impazzire. Forse è l’abbinamento con i toni dei tasti del telefono che è sbagliato. Ci penso e ripenso, li so a memoria, ma non ne vengo a capo. Io poi non m’intendo di matematica. Conto i miei morti, ma mi fermo lì. Ho cercato di capire a cosa si possono riferire, li ho battuti nei motori di ricerca, ho provato a sommarli a scomporli e a fare degli incastri, a riscriverli al contrario, sono pieno di fogli scarabocchiati, magari nascondono delle date, o dei nomi, ho la testa che mi scoppia.

Thursday, September 25

Ormai rientrando a casa guardo sempre subito la segreteria. Non mi tolgo neanche il cappotto, vado in camera e guardo se lampeggia o no. Ho paura che lampeggi, ma anche ci spero.
Per uno come me che non ha mai ricevuto tante telefonate a casa questa faccenda dei messaggi mi mette in tensione. Sale sale durante il giorno, mentre sto fuori, raggiunge il picco massimo quando mi affaccio in camera e al buio per un momento prima di capire mi sembra di stare in una nebbia, tipo febbre e i miei occhi non registrano bene se la lucetta è fissa o intermittente.
Poi lo stress crolla a zero, e da una parte mi sento sollevato ma dall’altra come se non avessi più futuro.

Wednesday, September 24

Tempo fa mi chiedevo se il numero dei vivi è maggiore o minore del numero totale dei morti.
Uno subito potrebbe pensare che i vivi siano di meno perché i morti si sommano dall’alba dei tempi. Ma bisogna calcolare che i vivi hanno due argomenti nascosti a loro favore: che intanto vengono prima (nel senso che si muore solo dopo essere nati, e quindi partono in vantaggio), e poi che per quanto i morti muoiano ed ingrossino le loro file, anche la popolazione cresce di continuo, e tanto.
Faccio un esempio: se prendiamo un gruppo di persone, normalmente queste prima di morire hanno fatto dei figli e sono diventate quindi parecchie di più di quante erano in partenza, e allora bisogna vedere se questa differenza nel tempo riesce a non farsi superare dalla scia che si accumula di morti.
E’ un dilemma che sta molto a cuore ad alcuni di noi e parecchio discusso nel settore funerario, e più spinoso e importante di quanto non possa sembrare a prima vista, riguardo al senso del nostro lavoro.

Tuesday, September 23

Materia opaca
Al centro della catena di montaggio però ci sono sempre loro, i corpi. Il motivo vero per cui avviene l’assemblaggio, la materia prima per eccellenza. Il corpo che svapora lentamente e che unisce due stati della materia e per questo è opaco. Se gli stai vicino te ne accorgi che si modifica e diventa sempre più trasparente, e lo sai che scompare.

Monday, September 22

Materia chiara
Io con la materia ci lavoro tutti i giorni ma le mie due materie prime preferite sono il legno e il marmo. Con il legno c’ho un rapporto osmotico. Il legno è un materiale vivo, che lo senti che respira quando ce l’hai addosso, sulle spalle. Forse il passaggio tra me, la bara e il morto è come una catena di montaggio. Avviene per gradi.
Lo stadio finale invece è sempre il marmo che imprigiona liquidi, solidi e gas. Quando ci stai davanti lo immagini che il ciclo può terminare lì dentro.

Sunday, September 21

In giro ultimamente vedo un sacco di cani soli.
Mi guardano strano.
Sono strane bestie.
Non mi do pace.

Friday, September 19

Senza andare a cercarla così lontano, c’è anche qui da noi la materia oscura. Per esempio, potrebbe essere uno stato di passaggio dove finiscono le cose dopo che hanno perso una forma e prima che ne assumano un’altra. Mica per forza brutto. In generale, le cose entrano ed escono di continuo dallo stato oscuro, ma la quantità è tale e il flusso così fitto che si può considerare permanente come condizione.
Anche questo diario è pieno zeppo di materia oscura e di forza di gravità. Anche qui ci sono particelle che si scontrano, ì vivi e i morti, in cerca della giusta combinazione. Una specie di nuovo codice delle parole e dei corpi. Ma all’inizio puoi non capirci niente e devi ricominciare da capo a scorrere su e giù, come quando nel mondo, a detta degli scienziati, c’era solo caos.

Thursday, September 18

Che affare strano le lotterie. Coi loro montepremi che ormai suonano come delle distanze astronomiche. O come la gara dei grattacieli. Allora m’immagino che lassù c’è sempre notte e che si può guardare la luce da cui veniamo abbassando lo sguardo, che viene più spontaneo.

Wednesday, September 17

E’ come se l’avessi chiamato. Un nuovo messaggio. Toni alfanumerici.



Sono numeri, semplici numeri:
173.288.201
453.315.111
110.225.187
933.347.449
172.651.820



Sembrano le estrazioni di una lotteria.

Tuesday, September 16

Speriamo che lì sottoterra vicino Ginevra non ci siano vecchi cadaveri, o che l’abbiano riesumati per tempo incaricando qualcuno di portarli al sicuro da un’altra parte. Non si può mai sapere con questo Large Hadron Collider. Invece dei buchi neri potrebbe resuscitare i morti e dar luogo a un assalto di zombies. Oppure coi suoi fasci di protoni sparati a immensa velocità dividere anche lo spirito in subparticelle di non so più cosa. O anche invece produrre delle antianime che si scatenerebbero per il mondo in cerca delle loro gemelle per il piacere di annullarsi, liberando strani disturbi elettroacustici che di sicuro finirebbero nella mia segreteria telefonica.

Monday, September 15

Ieri sono quasi riuscito a scoprire il teletrasporto. Dico quasi perché in effetti non ero più dove stavo, ma nemmeno ero ancora arrivato da nessun’altra parte.
Coi miei colleghi e Di Salvo siamo andati fuori città per un sopralluogo e al ritorno ci siamo fermati a cenare a spese della ditta. Abbiamo mangiato spiedini di carne e puré di patate. C’era un camino acceso nella sala e mi sono messo a fissare le scintille che saltavano fuori. Si parlava di hockey e a me non piace l’hockey, perché sono tutti troppo in salute; volevo provare a uscire con la testa fuori da lì e tornarmene a casa. Dopo un po’ non sentivo più quello che dicevano e non vedevo niente neanche più le scintille, e mi sembrava di esserci riuscito. E quando mi hanno tirato per la giacca e mi hanno chiesto dov’ero ho capito che sul serio non stavo più lì con loro. C’era solo il mio corpo ma quello che ci sta dentro era andato a finire non so dove. Esperimento riuscito a metà.

Sunday, September 14

Pensato molto a questa storia dei criceti e delle ruote. Fatto inquietanti paralleli. Scoperto agghiaccianti similitudini. Anch’io ogni giorno salgo sulla mia ruota, che è il blog, e ci comincio a correre come un pazzo. E quando mi sono sfiancato, pure io come il criceto ho la testa vuota e mi immobilizzo.
Rum-rum-rum-rum-rum! .....
Rum-rum-rum-rum-rum! .....
Rum-rum-rum-rum-rum! .....
Si vede che nemmeno correre nella ruota è così inutile come sembra.

Friday, September 12

Sepolto uno che aveva la passione dei criceti. Ce ne aveva più di 80 e gli aveva dedicato una stanza intera. Viveva da solo e dopo il lavoro correva a casa per fargli compagnia. Aveva comprato una marea di ruote nel negozio di animali, tre strade più avanti della nostra. Era conosciuto per questo. Può darsi che la vita lui la vedeva dal basso e si immaginava sulla ruota per farsela un po’ girare dalla sua parte. O perché salirci significava stare più in alto di dov’era di solito.

Thursday, September 11

Anche a me a volte la morte mi sembra di possederla. E allora è come la droga dei budda. Altre invece è lei che mi stupra dentro e mi sale contro la mia volontà dalle viscere fino alle unghie e ai capelli, giù giù per la sua discesa termica, millesimo di grado dopo millesimo di grado, e allora mi viene da sputare, e sputo più che posso fino a che non resto senza saliva.

Ma si può anche vedere i due di ieri come una stessa sola persona.

Wednesday, September 10

Mi ricordo di una alcuni anni fa che gli morì il fidanzato mentre dormivano insieme, abbracciati nel sonno. Secondo me è un bell’esempio da studiare.
Non ci vuole tanto come si potrebbe immaginare perché il corpo si raffreddi, fa abbastanza veloce. Ma per svegliarti quel freddo, a te che sei ancora caldo, gli serve parecchio più tempo. Bisogna aspettare che la differenza di temperatura faccia effetto, che uno dei due processi in atto diventi di impedimento all’altro e scatti l’allarme, ed è un percorso estenuante, anche se in definitiva si realizza su un ridottissimo intervallo termico. Questa ragazza dopo ha raccontato che mentre dormiva e ancora non s’era resa conto, aveva provato però una senzazione spiacevole come di abbandono e di strenua lotta allo stesso tempo.

Tuesday, September 9

Al funerale delle 14 abbiamo lasciato la cassa aperta anche durante la messa. Non capita che ce lo chiedono spesso, però si sente che c’è più suggestione. Forse perché finché lo vedi il corpo occupa ancora uno spazio nel mondo. E al riguardo ci sono due correnti di pensiero opposte. C’è chi guarda fisso dentro la bara per tutto il tempo e chi non la guarda mai fino a che non la chiudiamo. Solo in quei casi capita che qualcuno si accorge di noi e ci guarda come per chiederci aiuto, forse perché il morto ancora non gli sembra davvero da un’altra parte e neppure noi quindi.

Monday, September 8

Noi becchini siamo il braccio invisibile dei morti. Una specie di ultima leva.
Alla fine un morto dipende da noi, ci viene passato in consegna, e i vivi coi loro riti e le loro usanze segnano il territorio e tracciano una linea di demarcazione tra loro e i defunti, stando ben attenti a non oltrepassarla.
Per questo ci siamo noi della categoria di mezzo. E sempre per questo in quel momento diventiamo invisibili come i morti che portiamo.
Infatti si vede da come ci guardano, i vivi. Ci vedono senza vederci. E si capisce anche mentre parlano di tutto pensando che noi non li sentiamo, che non ci siamo proprio li.
Nel pomeriggio s’è accesa una discussione tra i parenti per una questione di eredità. Forse la vecchia non aveva fatto bene le spartizioni, o il testamento era ambiguo.
Io c’ho provato a guardarli in faccia perché c’era ancora lì la bara e il mio lavoro non era finito, e mi sembrava strano che non aspettassero la sepoltura. Ma niente, non mi vedevano.

Sunday, September 7

Al funerale di questo pomeriggio hanno messo un pezzo lunghissimo di Eminem, bellissimo e che non finiva mai, perché la morta aveva 25 anni e il suo ragazzo è un rapper.
Le navate della chiesa erano piene zeppe di ragazzi e ragazze vestiti a quella maniera, anche in piedi, e dopo le parole del prete, prima della lettura dei salmi, quando è partita la musica, si sono messi tutti a dondolarsi e a slanciare in avanti le braccia con l’indice e il pollice tesi verso il feretro ai piedi dell’altare.
Alla fine, mentre portavamo la bara sulle spalle e le amiche di lei ci seguivano verso l’uscita, le ho sentite mormorare e ripetere una poesia che faceva così:

Oggi ho passeggiato con la mia compagna
anche se è morta
ho passeggiato con la mia compagna

Friday, September 5

Vorrei inventare qui le necrorfine e i funeromoni. Che sono delle biomolecole speciali che si producono nel metabolismo di chi fa il mio lavoro. E solo di rado anche in quelli che hanno subito un grave lutto, ma in quei casi è un fenomeno temporaneo, che passa e si dimentica.
Infatti, come ci sta l’adrenalina per chi si butta con l’elastico, il testosterone per i maniaci del sesso e la morfina per i drogati, ci stanno pure le necrorfine e i funeromoni per noi operatori delle pompe funebri.
Più specificamente, le necrorfine noi becchini le produciamo nel cervello quando maneggiamo la salma, e cioè quando la vestiamo e la trucchiamo, la mettiamo nella cassa, la zinchiamo e anche quando portiamo il feretro in spalla e lo mettiamo sottoterra. (Che poi sono quelle che ti mancano quando per qualche giorno non muore nessuno e vai in astinenza da sepoltura.) E in pratica ti danno un senso di lontananza e di benessere, e ti fanno venir voglia di ridere, ma di un ridere difficile da spiegare, come che si nutre del dolore ma senza colpa, leggero come l’aria, e che spesso chi non lo conosce lo scambia per menefreghismo.
I funeromoni invece ci si scatenano quando qualcuno parla del trapassato e tutti gli altri ascoltano rapiti, tipo il prete in chiesa o i parenti e gli amici più stretti che vogliono fargli omaggio. I funeromoni non sono morbidi e avvolgenti come l’alta marea delle necrorfine, sono più come un formicolio e un pizzicore dietro la nuca, ma piacevole, che ti sviluppa l’attenzione per i particolari, e da ogni dettaglio puoi arrivare a ricostruirti un’immagine più vera del reale, con più senso, di dove sei e che stai facendo, però se ne accumuli troppi in circolo possono anche mandarti fuori giri e alla fine deprimerti, nel senso che il gioco si fa faticoso e non esci più dal labirinto e. Ma in giuste dosi i funeromoni io li considero il top.

Per la verità io penso che questo metabolismo personale di noi becchini è una specie di assaggio, e che nei morti, negli ultimi istanti e pure nei primissimi dopo il passaggio, ci sia un’iperproduzione di necrorfine e funeromoni, come un fuoco d’artificio, o il bombardamento a tappeto di una città.

Thursday, September 4

Oggi abbiamo portato prima un negoziante di scarpe e poi una donna del nord dell’India. Lei avrebbe preferito tornare a morire dov’era nata, per ribagnarsi l’ultima volta nel fiume sacro. Visto che non le è riuscito i figli spediranno laggiù le sue ceneri a degli altri parenti e ci penseranno loro a spargerle nel Gange.
Prima d’andarsene aveva chiesto di essere truccata e vestita alla loro maniera. Poi due donne le hanno messo un unguento sul viso e le hanno disegnato le mani con l’henné. E alla fine, il fuoco.
Il negozio del tipo delle scarpe invece è in zona, a un paio d’isolati dall’agenzia.

Wednesday, September 3

Per arrivarci dovevo attraversare la città, ma sono rimasto bloccato nel traffico per quasi un’ora e al ritorno mi sono beccato una lavata di testa da Di Salvo.
Comunque l’albero l’ho visto. Naturalmente era come tutti gli altri, non aveva niente di diverso, forse perché lì sotto non c’era seppellito nessuno o forse perché agli alberi non fa differenza se tirano su dalle radici escrementi di cane, foglie morte, frutti marci o corpi umani. Ma allora cosa mi aspettavo?

Tuesday, September 2

Per vie traverse ho saputo di uno di noi del settore che parecchio tempo fa s’è fatto fare un falso funerale dai colleghi, con la cassa vuota, per farsi invece poi seppellire in segreto sotto un albero in un parco della città. L’idea credo era quella di farsi succhiar su dalle radici. Magari è solo una leggenda, ma domattina prima di venire al lavoro voglio farci un salto.

Monday, September 1

Con l’anestesia totale stai come in un campo magnetico che ti isola la testa e ti mette in bilico. Anche io ci sono stato una volta e prima che mi infilassero l’ago per farmi passare nel sangue l’anestetico mi sono immaginato il passaggio. Pensavo a quelli che hanno detto di essersi visti da fuori, ma io mi sono sentito sprofondare all’indietro e non ho visto niente. Quando mi sono svegliato mi sembrava che fosse passato un minuto anziché 6 ore. E’ anche diverso dal sonno perché la mattina tu sai se hai dormito tanto o poco.
Quello di oggi non è tornato più su, è morto in rianimazione. Ma era una situazione difficile, i parenti dicevano che i medici erano molto pessimisti.
Riserbo sulle cause.

Sunday, August 31

E’ stato Di Salvo a portarci lì, nel sogno. Guidava lui il carro, e noi tutti dietro. Ci ha fatti scendere, dandoci incarico di cercare uno che aveva seppellito lui da ragazzo, quando non lavorava ancora in proprio.

Doping.
Di Salvo.
Il nostro capocordata.

Friday, August 29

Rileggendo, riguardo al morto di ieri, mi sono sentito un ingrato a definirlo solo salma, salma e basta. Faceva il portiere in un motel, aveva già il cuore debole e gli si è fermato mentre stava sul lavoro. Così è caduto e ha sbattuto la faccia sul pavimento, rompendosi il naso e procurandosi grossi ematomi su tutto il viso. Perciò i figli hanno chiesto che lo risistemassimo un po’.
Ecco, adesso voi ne sapete di più, e io un po’ meno.

Thursday, August 28

Stamattina mentre truccavo la salma sono riuscito a ricordarmi un altro pezzo del sogno. Ieri ho detto che cercavamo qualcosa tra le tombe, ma posso essere più preciso. Passavamo le dita sulle iscrizioni, come dei ciechi. Ci vedevamo certo, ma era come se non sapessimo leggere con la vista e riuscissimo a farlo solo col tatto.
Facendo questo lavoro con le mani, col defluire delle onde, ci restavano spesso impigliate delle alghe tra le dita, e ho fatto caso ai polpastrelli, che erano tutti raggrinziti, per cui doveva essere parecchio tempo che stavamo lì. Per fortuna c’era un bel sole che scaldava la testa.

Harvey stava sempre sulla terrazza e fissava la nave.
Harvey è un pigro sul lavoro e appena può se ne sta volentieri in disparte, ma stavolta non stava là per evitarsi di cercare, o di bagnarsi. E’ evidente che faceva da sentinella.
Poi ci è arrivato il rumore di una delle gru della nave, che s’era messa in moto, e ci siamo voltati tutti in quella direzione. La gru, la gru, gridava intanto Harvey, ma noi l’avevamo già vista per conto nostro.

Wednesday, August 27

Mi sono sognato il cimitero sul mare di quell’architetto. C’eravamo io Franky Amos e Carmelo ma non portavamo nessuno, giravamo solo tra le tombe e cercavamo qualcosa ma non so che. Harvey ci guardava dalla terrazza. Non avevamo ai piedi le galoches e le onde ci venivano sulle scarpe e sulle gambe e poi con la risacca se ne tornavano indietro sbuffando tra le lapidi.
A un bel momento Harvey s’è messo a urlare e a indicare il mare, dove si stava avvicinando un mercantile.
La nave s’è fermata e ha fatto scendere le ancore. Sembrava immobile, invece il vento piano piano l’ha girata mettendola di traverso davanti a noi.
Mi ricordo che ho guardato Amos e lui mi ha sorriso. Poi si è rimesso a cercare tra le tombe. E così abbiamo ricominciato a fare anche io Franky e Carmelo. Poi non mi ricordo più.

Tuesday, August 26

I vivi, a qualcosa devono pur servire, ma non riesco a venirne a capo.

Monday, August 25

Ho letto di un vecchio architetto che vuol progettare un cimitero sulla riva del mare, con le lapidi che spuntano dalla sabbia e dagli scogli e le onde che vanno e vengono in mezzo. Naturalmente quando c’è mare grosso il cimitero rimarrebbe chiuso, ma per i parenti in visita ci sarebbe una terrazza da cui guardare.




Invece in condizioni standard si userebbero delle galoches per girare tra le tombe. Da ritirare all’entrata e riconsegnare prima d’andarsene.

Mi piacerebbe parecchio lavorare per una struttura così. E’ vero che il mare col tempo si mangia tutto ma sta nell’ordine delle cose. (La sepoltura vera e propria avrebbe luogo durante la bassa marea.)

Oggi però lavorato ancora all’asciutto, alla vecchia maniera. Portato la moglie di uno che vendeva fotocopiatrici. In faccia era verde come il lampo che fanno quelle macchine quando sono in funzione.

Sunday, August 24

Autoritratto 6 e 7





A proposito di elettricità.

Friday, August 22

La prima volta che ho visto un morto avevo 11 anni. Un operaio fulminato sul lavoro dall’alta tensione. Sotto il traliccio si sentiva l’aria friggere, con quel ronzio che c’è dove passa tanta corrente. Avevano tutti paura di toccarlo. Invece i suoi colleghi che sono arrivati di corsa per rianimarlo hanno provato a ridargli un’altra scarica, tipo elettroshock, come negli ospedali.
Questi elettroni sono strani. Certe volte la vita te la tolgono, certe altre te la ridanno.

Thursday, August 21

Però riguardo a ieri, anche se va contro il mio lavoro, devo dire che non capisco dove sta il vantaggio a pensarla come gli psicologi, specialmente per i parenti. Loro dicono che devi prenderne atto e elaborare il lutto, ma perché devi farlo se per te non esiste? Di Salvo dice che gli psicologi sono come i pubblicitari, che prima creano un problema e poi vogliono essere chiamati a risolverlo.
Per la verità, un po’ mistici della sofferenza io al gruppo gli psicologi me li ricordo.

Wednesday, August 20

Aria pesante al lavoro. E’ intervenuta una psicologa di sostegno. Perché quando qualcuno muore senza preavviso e quindi tutti quelli che gli stanno intorno sono impreparati la cosa è più problematica. Pare che all’inizio si può arrivare anche a negare l’evidenza e molti continuano a ripetere che il morto è ancora vivo e che si sono sbagliati. E in quei casi si deve intervenire subito, altrimenti dopo un certo tempo c’è il rischio che non ci riesci più a convincerli.

Monday, August 18

Vi passo il morto di oggi così come si è descritto lui nell’epitaffio che ha voluto inciso sulla lapide:

1933 - 3,40 Kg.
1940 - 22,70 Kg.
1948 - 55,50 Kg.
1958 - 78,00 Kg.
1976 - 90,60 Kg.
1983 - 86,10 Kg.
1996 - 93,00 Kg.
2002 - 87,30 Kg.
2005 - 76,00 Kg.
2008 - 65,10 Kg.

Però non so dirvi perché abbia scelto proprio quegli anni per raccontarsi, cosa sia accaduto di speciale.

Saturday, August 16

Sarò in paranoia, ma secondo me la chiave della faccenda sta in quei tre quattro mesi che sono stato buio, senza tenere il diario. E in quella lista di croci che mi sono tenuto in tasca e poi ho aggiornato sul blog. I messaggi in segreteria potrebbero venire da lì, e in qualche modo dirmi che è ancora inespressa, che bisogna aggiungerci delle cose e darle corpo, non so come ma bisogna farlo, affinché diventi il mazzo degli eterni e riveli i suoi poteri.

Forse c’è bisogno dei vivi.
L’arco voltaico.
Si deve scegliere una croce di quella lista.
Una croce però può avere un solo possessore. Il primo che la ami.

Dalla mia stanza ieri ho visto quelle luci. Ma ero sicuro che alla mattina sarebbero scomparse, come le fiammelle degli estinti in un camposanto e per questo le ho riprese.
A proposito delle segreterie e dei messaggi che ci trovo ogni tanto, è vero che non sono così sincero. E’ che ho paura di immaginarmi quello che ci sento, e quindi in fondo in fondo di mentire, riportandolo per iscritto.

Friday, August 15



Dalla mia stanza.

Thursday, August 14

Oggi seppellito una prostituta, poi accompagnato Di Salvo dal marmista. La cosa strana ai funerali di queste donne è che non c’è mai gossip. Come se l’imbarazzo che non c’era coi loro corpi esplodesse di colpo nel parlare della persona. Che razza di tabù.
Comunque invece del marmo, per le lapidi nei cimiteri io ci vedrei bene il perspex, anche colorato volendo. Alla mattina si riempirebbero di riflessi, brilluccichii, riverberi, raggi fotonici e spettri di luce.

Tuesday, August 12

Se ci avete fatto caso, nei quartieri nuovi non ci stanno quasi mai le agenzie come la nostra. Infatti lì ci vanno ad abitare quasi tutte giovani coppie, e nei primi venti trent’anni di vita del quartiere il tasso di mortalità è molto basso.

Monday, August 11

Una volta prima di zincare ho annusato dentro la bara e mi è sembrato di sentire l’odore della rugiada. Il morto aveva chiesto di essere ricoperto di margherite del suo giardino, perché diceva che sono i fiori più duri a morire.
Certo che quello che decidi di portarti in questo tipo di viaggio deve corrisponderti davvero, altrimenti è zavorra.
E’ un po’ come la faccenda delle torte a spicchi che va aggiornata di continuo negli anni. E mi domando: non è che quando sei sottoterra le tue fette si azzerano e tu vai a finire nella torta a spicchi di qualcun altro?

Sunday, August 10

Ci sono anche funerali come quello di ieri che facciamo per conto del Comune e dove ci siamo solo noi delle pompe funebri, senza parenti né conoscenti. In teoria un addetto dell’ufficio dovrebbe presenziare, ma spesso s’inventano una scusa.
Così te le sbrighi senza avere puntato addosso lo sguardo di nessuno. Ma neanche è tanto vero. Ci guardiamo spesso tra di noi. E pure se ci scappa qualche battuta in più, subito dopo il silenzio si fa più grave.
Amos dice che sono i migliori, quelli che se ne vanno senza sporcare. (Intende senza strascichi emotivi.)

Saturday, August 9

Cornee gialle, pupilla dilatata, per iride un anello sottile di gas grigio. Dà l’impressione di essere imploso dentro.
Ve l’ho detto quello che si racconta in proposito, ma è dura resistere. Non si può scappare sempre. Dare di continuo le spalle.

Thursday, August 7

Nuovo messaggio di qualcuno che non conosco in segreteria.



Non lo so.
Forse è normale.
Questi messaggi che ogni tanto trovo.
Forse sbagliano numero e basta.
All’inizio le persone ti sembrano per quello che vedi, poi ti accorgi che si portano dietro un’ombra, e più passa il tempo e più quest’ombra si allunga come la coda di una cometa nera.
Alla fine, dietro la mascherina con gli occhi il naso e la bocca, sono le ombre che si parlano tra loro, e si dicono e si fanno cose che non capisco, che mi sfuggono, di cui resto all’oscuro.
Riascolto il messaggio.
Stasera niente tv. Chiudo gli occhi e riascolto.

Wednesday, August 6

Porca miseria, a forza di cercare un senso qui non si scopa più!

Tuesday, August 5

E poi una Mercedes inorgoglisce sempre un autista, gli fa sentire il suo ruolo più vero e solenne, specie a quelli come me dell’ultimo viaggio.

I figli dell’idraulico si sono presentati in chiesa con tre Mercedes e mi è salita un po’ di rabbia. Mi spiego. La Mercedes è una macchina più spirituale che commerciale, e non la puoi usare insieme per portare i morti e per andarci in giro o al ristorante o in vacanza. Stronzi.

Il carro che normalmente porto io non è Mercedes. In agenzia ne abbiamo una soltanto e se la vuoi Di Salvo si fa pagare un sovrapprezzo. Anche se prima era meglio, quando la stella a tre punte sul cofano stava in verticale e sembrava una specie di mirino, o di bussola.

Monday, August 4

I morti in generale per me sono come una nebbia che mi circonda e si addensa, fino a che non vedo a un passo. I morti nel dettaglio invece sono sprazzi di luce e di cielo terso che mi aiutano a non perdere la strada.
Domani ne portiamo uno che aveva un negozio di idraulica e gli è presa una malattia del sangue. Al dito mignolo gli hanno lasciato l’anello che portava sempre, con una bella scheggia d’ambra, e all’anulare la moglie spinta dal dolore ce ne ha infilato a forza uno suo con un piccolo rubino, ma praticamente non gli è riuscito di spingerlo giù molto e non era granché dal punto di vista estetico. Secondo me domani prima di chiudere ci ripensano, a meno che non è falso.

Saturday, August 2

Autoritratto 5
Tra i due poli che siamo io e il cadavere si accende una specie di arco voltaico, e prende corpo la realtà sensibile. Per capire, pensate a quando vi siete persi negli occhi di un’altra persona, e il mondo intorno a voi è come svanito. Ecco, il contrario.

Friday, August 1

Autosonoro 2
Take away. Cash and carry. Pret a porter. Swimming pool. Crazy horse. Ferry boat. Sexy shop.

Au quai!

Thursday, July 31

Autoritratto 4
Di mattina quando mi sveglio mi tocco i capelli per sentire se non sono cascati. Perché mentre non ci sei possono avvenire anche delle metamorfosi. E possono cominciare o dalla testa o dalle mani.
I miei di capelli li avete visti.
Una volta prima di addormentarmi me li sono tinti di blu.

Wednesday, July 30

Autoritratto 3
Lo so che fa schifo ma non mi taglio mai le unghie delle mani con le forbicette, lo faccio tagliandole coi denti, però senza sputarle dove capita.
Io sono le mie mani. I miei occhi si affacciano sul mondo. Le mie mani ci entrano dentro e rovistano un po’. Le unghie corte servono a non causare troppa sofferenza.

Tuesday, July 29

Autoritratto 2
La mia vista mi ha dato sempre dei problemi. Ci vedo né bene né male penso, come tutti. Però provo l’impressione come di sporgermi su un mondo di cui non faccio davvero parte, e per convincermi quando posso vado allo specchio a controllare. E in effetti la figura che vedo riflessa è quella di un essere organico, con gli occhi la testa le braccia e le mani attaccate, e anche lo spazio intorno, con le sedie e i mobili e i rubinetti, io e loro sembriamo calati nella stessa dimensione. Ma non mi fido mai del tutto.
Con i morti è diverso. Ci sono io, che mi sento una specie di terminale, poi c’è la dimensione dello spazio, delle persone e delle cose, e poi c’è il cadavere, che è un altro terminale. Della mia stessa materia, del mio stesso spirito.

Monday, July 28

Forse anche il matrimonio è uno stargate!

Sunday, July 27

Oggi ero di matrimonio. La figlia di un mio vicino di casa che ha tanto insistito e almeno in chiesa non potevo mancare. Ci sono arrivato col carro, perché questo qui è scaramantico, e secondo me sotto sotto mi ci voleva perché nella sua idea gli portavo bene, c’è anche gente che la pensa così. Sul sagrato li ho trovati quasi tutti in abito scuro e su questo arrivare a un matrimonio o a un funerale fa più o meno lo stesso, all’inizio puoi non accorgertene e quindi mi sono sentito a mio agio.
Allo scambio delle fedi qualcuno s’è messo a piangere, e anche fin qui tutto ok.
Sul finale però ho avuto un momento di agitazione perché mi si era inceppato il meccanismo. Di solito ai matrimoni escono prima gli invitati e poi gli sposi. Ai funerali di solito esco io per primo col morto. Tornato subito al mio posto.
Epilogo: di stare al pranzo non mi andava e mi sono inventato la scusa d’un lavoro urgente.

Friday, July 25

Voi vedete altri stargate in giro oltre quelli che ho detto ieri?

Thursday, July 24

Al funerale di oggi ho sentito la vedova che spiegava al nipotino che il nonno adesso era andato in cielo, e che era una delle stelle del firmamento. Così di colpo mi sono immaginato la chiesa l’altare la cassa e tutto quanto come uno stargate.
Per il tragitto fino al cimitero, mentre guidavo, ho ripensato agli alieni e a quella teoria che poi non mi sono ancora deciso a spiegare per bene.
Lo stargate è un passaggio da una parte all’altra dell’universo, e io quindi a questo punto ne avrei individuati due: il primo è la pancia della madre incinta, e il secondo è la cassa o la chiesa o il cimitero, difficile essere più precisi. Come non si può entrare nella pancia delle donne, non si può neanche aprire le casse dopo che le hai chiuse, sennò ti arrestano.

Wednesday, July 23

Quello di oggi fino all’altro ieri portava le metropolitane. Le metropolitane in effetti viaggiano già sotto terra. Ma forse a questo lui giustamente non c’aveva mai pensato.
Prima di chiuderla i figli nella cassa hanno voluto metterci la mappa delle linee della metro, con tutti i colori, gli snodi, gli incroci e le stazioni, come per aiutarlo ad uscire da un labirinto.

Tuesday, July 22




Autosonoro.

Monday, July 21

Riguardando l’autoritratto di ieri, mi sono visto da fuori che mi prendevo, mi stendevo sul letto, mi cambiavo gli abiti (o forse no, mi spogliavo e basta, lasciandomi nudo), mi mettevo nel feretro e poi mi truccavo un po’ gli occhi, tipo antico egiziano, che da vivo non ho mai trovato il coraggio di fare. E alla fine mi mettevo la mia cassa con me dentro sulle spalle e mi portavo da solo al cimitero, senza neanche passare dalla chiesa.

Sunday, July 20



Autoritratto.

Friday, July 18

La casa del morto di oggi era affollata. Non c’era l’odore solito ma un miscuglio di profumi, da quelli della gente a quello del caffè e delle candele, e questo all’inizio mi ha fatto sentire un po’ fuori posto. Dalla porta d’ingresso alla sua stanza c’era un corridoio bello lungo e mentre lo attraversavo sentivo un sacco di voci. Ho sentito che era uno che ha fatto parecchia beneficenza e che se ne era andato nel sonno senza dare fastidio.
La moglie gli ha voluto mettere un vestito bianco invece del solito abito scuro perché quello era il suo preferito, d’estate. Fatta verifica, mentre lo vestivo gli entrava facile, strano.
Alla fine sono entrati tutti a vederlo e mi sono sentito come a una festa di compleanno.

Thursday, July 17

In effetti da un punto di vista statistico su 23 c’erano scarse possibilità che fossero ancora tutti vivi, gli ex della mia amica.
Infatti Maurice è morto. Per un’aneurisma, malformazione congenita, cinque anni fa. Non è che mi fa contento questo, però un po’ sì. Al gruppo m’hanno insegnato a non barare. Lo so che è irrazionale, ma mi faccio i miei calcoli.
Mi chiedo se la mia amica lo ha pianto il suo Maurice. Si può piangere un 2,9% ? o ci vuole almeno il 7? Io vorrei essere almeno il 23%. Quanti altri ne dovrebbero morire?

Wednesday, July 16

Non ce la facevo così organizzata, la mia amica. Lei dice che c’è di male che gli rimangono tutti nel cuore?

Fatta finalmente torta con mia amica delle assicurazioni, ma grande delusione. Troppi spicchi maschi. Difficile trovare spazio. Ve la riporto per amor di trasparenza:

Simon 2,9 %
Eliah 3,1 %
Ted 3,2 %
Alejandro 2,7 %
Gianangelo 3,0 %
Cecil 3,4 %
Lucas 2,8 %
Eric 3,1 %
Bobby 3,0 %
Paul 3,0 %
Miguelino 2,9 %
David 3,3 %
Thomas 2,8 %
Maurice 2,9 %
Ezzy 3,2 %
Leon 3,1 %
Ben 2,9 %
Adriano 3,3 %
Robert 2,7 %
Mark 3,1 %
Buzz 3,0 %
Red 2,6 %
Neville 3,3 %
L’universo assicurativo 6,5 %
Le rane 8,3 %
Sua zia che è stata al polo sud 9,7 %
Subconscio 6,2 %

(A spicchi veri ci vogliono due giorni di lavoro e mi sa che fa ancora più impressione. Forse pubblico domani o dopo.)

Tuesday, July 15

Che c’eravamo persi è vero, ma di tornare indietro non se ne parlava. Avevamo fatto troppa strada e il morto non potevamo riportarlo al suo vecchio cimitero o in agenzia.
L’unica era andare a chiedere in casa di qualcuno, a una delle case di campagna che vedevamo dalla strada.
Uno si può aspettare di non essere il benvenuto se si presenta con un carro mortuario. E infatti per poco non ci mordono i cani.
Comunque l’informazione ce l’hanno data segnandoci il tragitto sulla nostra mappa e ci siamo rimessi in viaggio.
Il problema è che siamo arrivati troppo tardi e il cimitero era già chiuso. Così abbiamo dormito in macchina.
La mattina mi sono svegliato alle sei e hanno aperto verso le nove e mezza. Però anche con quel cancello chiuso il cimitero era bello all’alba e dava un senso di pace. E questi sono i momenti in cui mi sento orgoglioso del mio lavoro.

Monday, July 14

Ma in realtà poi quella volta non è andata proprio così.
Domani vi racc